Le nuove Dietary Guidelines for Americans 2025–2030, presentate dall’amministrazione statunitense, introducono una revisione della piramide alimentare con maggiore enfasi su proteine animali, latticini interi e grassi, riducendo il peso di cereali e carboidrati. Un’impostazione che ha sollevato osservazioni critiche da parte di AIGO – Associazione Italiana Gastroenterologi ed Endoscopisti Digestivi e della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU).
Secondo AIGO, più che una svolta si tratta di un insieme di messaggi non sempre coerenti, con il rischio di generare confusione. Il presidente eletto AIGO Sicilia, Maurizio Vinti, sottolinea che nel testo viene raccomandato il consumo quotidiano di cereali integrali, mentre nella rappresentazione grafica questi compaiono nella parte alta della piramide, tradizionalmente riservata agli alimenti da limitare. Perplessità vengono espresse anche sull’indicazione di un apporto proteico elevato a ogni pasto, ritenuto superiore alle raccomandazioni per la popolazione sedentaria, e sull’invito a consumare latticini interi fino a tre volte al giorno, considerato poco trasferibile al contesto italiano.
Sul fronte dei grassi, AIGO giudica corretto il richiamo a olio d’oliva, frutta secca, semi e pesce, mentre appare più ambiguo il recupero di burro e grassi animali, pur nel limite del dieci per cento di grassi saturi. Più condiviso il messaggio di riduzione di zuccheri, farine raffinate e alimenti ultraprocessati, insieme all’invito a privilegiare i cosiddetti “cibi veri”.
Anche la SINU evidenzia criticità analoghe. Nel documento di analisi, la società scientifica ricorda che le nuove linee guida propongono un apporto proteico compreso tra 1,2 e 1,6 grammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno, valori superiori rispetto alle precedenti raccomandazioni e senza una distinzione chiara tra le diverse fonti proteiche. Secondo SINU, le evidenze continuano a indicare un’associazione più favorevole con proteine vegetali e pesce rispetto alle diete ricche di carne rossa.
SINU segnala inoltre che la liberalizzazione dei grassi di origine animale non è supportata dalle evidenze disponibili, ricordando che il limite del dieci per cento dell’energia da grassi saturi, richiamato anche dalle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, risulta difficilmente compatibile con le nuove indicazioni. Viene inoltre sottolineata la scarsa chiarezza della rappresentazione grafica della piramide e il rischio che il messaggio mediatico possa orientare verso modelli alimentari non salutari.
Entrambe le società condividono invece il richiamo a ridurre il consumo di alimenti ultraprocessati e a favorire materie prime semplici, preparazione domestica dei pasti e lettura delle etichette. SINU ricorda che negli Stati Uniti fino al sessanta per cento dell’energia introdotta deriva da prodotti pronti e conservati, a fronte di una quota molto più bassa in Italia.
Nel contesto nazionale, SINU richiama il valore della Dieta Mediterranea e delle pratiche alimentari tradizionali, sottolineando il rischio di una trasposizione acritica delle indicazioni statunitensi. La società segnala inoltre l’assenza, nelle nuove linee guida Usa, di una valutazione dell’impatto ambientale e socioeconomico delle raccomandazioni.