“Mangia cibo vero”. Con questo slogan l’amministrazione Trump ha presentato le nuove linee guida alimentari statunitensi, aggiornando le precedenti raccomandazioni e proponendo un cambio di passo nelle abitudini a tavola degli americani. Al centro del documento, illustrato dal segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr, la priorità agli alimenti integrali e ricchi di nutrienti e una netta riduzione dei prodotti ultra-processati. “Queste linee guida ci riportano alle origini”, ha affermato Kennedy, sottolineando la necessità per le famiglie americane di puntare su proteine, latticini, verdure, frutta, grassi sani e cereali integrali, limitando drasticamente gli alimenti industriali. Una svolta simbolica è rappresentata anche dalla nuova piramide alimentare rovesciata, pensata per segnare una discontinuità rispetto al passato.
Il cambiamento più rilevante riguarda il ruolo delle proteine, che diventano centrali in ogni pasto. Le linee guida raccomandano un apporto quotidiano compreso tra 0,54 e 0,73 grammi per libbra di peso corporeo, proveniente sia da fonti animali sia vegetali. Stop anche alla demonizzazione dei grassi, considerati una componente naturale di alimenti come carne, pesce, latticini, frutta secca, olive e avocado, se consumati nella loro forma non trasformata. Restano confermate le cinque porzioni giornaliere di frutta e verdura, mentre i carboidrati scendono tra gli alimenti da limitare: via libera ai cereali integrali, bocciati quelli raffinati, con un consumo consigliato tra le due e le quattro porzioni al giorno. Linea dura, infine, contro zuccheri aggiunti e alimenti ultra-processati, che la nuova piramide invita a evitare del tutto.
Secondo Laura Rossi, del Reparto alimentazione, nutrizione e salute dell’Istituto superiore di sanità, le nuove indicazioni vanno lette nel contesto epidemiologico statunitense. “Le linee guida alimentari sono specifiche per una determinata popolazione e tengono conto delle emergenze di salute pubblica. Negli Stati Uniti ci sono tassi altissimi di obesità e diabete, quindi è comprensibile spingere su un aumento delle proteine e una riduzione dei carboidrati. Non c’è uno stravolgimento”, spiega. Rossi ricorda che anche le raccomandazioni italiane hanno recentemente aumentato la quota proteica fino al 20% dell’energia totale, mentre gli Usa arrivano al 25%, “che rappresenta il limite massimo considerato sicuro dai dati scientifici”. Più critica, invece, l’enfasi sulle proteine animali: “La letteratura scientifica indica che i maggiori benefici per la salute derivano dall’aumento delle proteine vegetali, non tanto di quelle animali”. Tra gli elementi positivi, secondo l’esperta Iss, figurano la promozione dei cereali integrali, l’invito a bere più acqua, la lotta a bevande zuccherate e ultra-processati e la forte limitazione dell’alcol. Più problematico, invece, il messaggio comunicativo. “La piramide rovesciata proposta visivamente non rispecchia il contenuto reale del documento: alla base restano frutta e verdura, non le proteine. C’è una discrepanza tra immagine e sostanza”, osserva Rossi.
Molto più critico Walter Ricciardi, docente di Igiene all’Università Cattolica di Roma, che lega le nuove linee guida alimentari alla recente revisione del calendario vaccinale pediatrico annunciata negli Usa. “Sono scelte orientate da interessi economici, non basate sull’evidenza scientifica né sull’interesse dei cittadini. Faranno danni, sia sul fronte dell’alimentazione sia su quello delle vaccinazioni”, afferma. Secondo Ricciardi, gli Stati Uniti “si stanno consegnando a un’antiscienza che li danneggerà profondamente”, richiamando le prese di posizione critiche delle principali istituzioni scientifiche americane, in particolare sul fronte delle vaccinazioni dell’infanzia.