Clinica
Neurologia
23/12/2025

Latticini e demenza, formaggi e panna “grassi” legati a rischio più basso. Lo studio

In Svezia, una coorte seguita per 25 anni associa formaggi e panna ad alto contenuto di grassi a un rischio più basso di demenza rispetto a consumi inferiori

fermenti-latticini

Il consumo di formaggi ad alto contenuto di grassi e di panna ad alto contenuto di grassi è risultato associato a un rischio più basso di demenza in una coorte svedese seguita per circa venticinque anni. È quanto riporta uno studio prospettico basato sulla Malmö Diet and Cancer cohort, con esiti ricavati dal registro nazionale dei pazienti svedese.

L’analisi include 27.670 partecipanti (età media al basale 58,1 anni; 61% donne), con valutazione dietetica iniziale tra 1991 e 1996 tramite diario alimentare, questionario di frequenza e intervista. I casi di demenza sono stati identificati fino al 31 dicembre 2020; i casi diagnosticati fino al 2014 sono stati ulteriormente validati e usati per le analisi sui sottotipi.

Durante il follow-up (mediana 25 anni) sono stati registrati 3.208 casi di demenza. Per i formaggi ad alto contenuto di grassi (definiti >20% di grassi), un consumo ≥50 g/die è stato associato a un rischio più basso di demenza totale rispetto a <15 g/die (hazard ratio 0,87; intervallo di confidenza 95% 0,78–0,97). Nelle analisi sui sottotipi (casi validati fino al 2014), lo stesso livello di consumo è risultato associato a un rischio più basso di demenza vascolare (hazard ratio 0,71; intervallo di confidenza 95% 0,52–0,96).

Per la panna ad alto contenuto di grassi (definita >30% di grassi), un consumo ≥20 g/die rispetto a nessun consumo è stato associato a un rischio più basso di demenza totale (hazard ratio 0,84; intervallo di confidenza 95% 0,72–0,98). Lo studio non ha osservato associazioni significative con la demenza totale per altri latticini, tra cui latte e latti fermentati (sia “high-fat” sia “low-fat”) e le versioni a basso contenuto di grassi di formaggi e panna.

Gli autori riportano anche una modifica dell’associazione in base allo stato genetico: per l’Alzheimer, l’associazione inversa con il formaggio “high-fat” è stata osservata nei non portatori di APOE ε4 (p-interazione 0,014).

Lo studio è osservazionale e gli autori indicano limiti rilevanti per l’interpretazione causale. La dieta è stata misurata al basale e può essere cambiata nel tempo. Resta possibile un ruolo del confondimento residuo. Inoltre, le diagnosi dei sottotipi (Alzheimer e demenza vascolare) risultano più affidabili nel periodo con validazione fino al 2014.

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