Clinica
Cardiologia
04/12/2025

Fumo, anche poche sigarette aumentano il rischio cardiovascolare

Uno studio su 323.826 adulti pubblicato su PLOS Medicine mostra che anche due–cinque sigarette al giorno aumentano il rischio di eventi cardiovascolari, fibrillazione atriale e mortalità

sigaretta verticale

Fumare anche solo due–cinque sigarette al giorno è associato a un aumento significativo del rischio cardiovascolare, di fibrillazione atriale e di mortalità rispetto ai non fumatori. È quanto emerge da una metanalisi pubblicata su PLOS Medicine condotta dal Cross-Cohort Collaboration Tobacco Working Group su dati di 22 studi di coorte prospettici che hanno incluso 323.826 adulti seguiti fino a 20 anni.

L’analisi ha valutato l’associazione tra intensità del consumo di tabacco, durata dell’esposizione e anni dalla cessazione con diversi esiti sanitari: infarto, ictus, cardiopatie ischemiche, scompenso cardiaco, fibrillazione atriale e mortalità cardiovascolare e totale. I modelli di Cox sono stati aggiustati per fattori socioeconomici, demografici e di rischio cardiovascolare.

Nei soggetti che fumavano due–cinque sigarette al giorno è stato osservato un incremento del 26% del rischio di fibrillazione atriale e del 57% del rischio di scompenso cardiaco rispetto ai non fumatori. La mortalità cardiovascolare risultava aumentata del 57% e la mortalità totale del 60%. Anche un consumo pari a una sigaretta o meno al giorno si associava a un rischio superiore per la maggior parte degli esiti valutati, con l’eccezione di ictus e fibrillazione atriale.

Nei fumatori più intensi, pari a 11–15 sigarette al giorno, il rischio risultava ulteriormente più elevato, con un incremento dell’87% degli eventi cardiovascolari e del 130% della mortalità complessiva rispetto ai non fumatori. L’analisi suggerisce inoltre un aumento proporzionalmente maggiore del rischio di malattie cardiovascolari e di morte nelle donne rispetto agli uomini.

Per quanto riguarda la cessazione del fumo, la riduzione del rischio risultava più marcata nel primo decennio dopo l’interruzione, con benefici che continuavano ad accumularsi nel lungo periodo. Nei giovani adulti che smettevano di fumare l’eccesso di mortalità si riduceva fino al 95%, mentre dopo 20 anni gli ex fumatori presentavano un rischio inferiore di circa 80% rispetto ai fumatori attivi.

Gli autori segnalano alcune limitazioni metodologiche, tra cui l’utilizzo di dati auto-riferiti sulle abitudini tabagiche e l’assenza di aggiornamenti longitudinali sistematici sul consumo di tabacco nel follow-up. Non è stata inoltre possibile la distinzione dettagliata dell’eventuale uso concomitante di altri prodotti del tabacco o di sigarette elettroniche.

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