Ogni anno nel mondo si contano circa quindici milioni di nati prematuri, pari a un bambino su dieci, e la prematurità resta la prima causa di mortalità neonatale, responsabile di circa il diciotto per cento dei decessi sotto i cinque anni. Lo ricorda l’Istituto Superiore di sanità in occasione della Giornata mondiale della prematurità, che si celebra il diciassette novembre.
Secondo una recente revisione sistematica riportata dall’Iss, il tasso globale di prematurità si mantiene stabile intorno al 9,9 per cento dei nati vivi, con 13,4 milioni di casi nel 2020. In Europa il tasso varia da 5,3 a 11,3 per cento. In Italia, nel 2023, i parti pretermine hanno costituito il 6,3 per cento del totale, secondo i dati Cedap. La quota più numerosa riguarda i pretermine tardivi tra la trentaquattresima e la trentaseiesima settimana di gestazione, pari al 4,7 per cento dei parti; estremamente e molto pretermine sono risultati complessivamente sotto l’un per cento.
L’Iss ricorda l’importanza di garantire a ogni bambino nato pretermine o piccolo per età gestazionale un percorso di crescita che tuteli il neurosviluppo. In questo ambito l’Istituto ha istituito e coordina la rete nazionale Baby@Net, dedicata all’assistenza specialistica e al monitoraggio dei prematuri e dei piccoli per età gestazionale. La rete sorveglia attualmente le traiettorie evolutive di circa 2.500 bambini.
Il tema scelto quest’anno per la Giornata è “Give preterm babies a strong start for a hopeful future”, che richiama l’individuazione precoce dei bisogni di salute, il sostegno alle famiglie e la promozione dell’equità. A livello nazionale la campagna “L’Italia si illumina di viola”, promossa da Vivere Onlus con la Società Italiana di Neonatologia, prevede eventi di sensibilizzazione e iniziative a favore dei reparti di terapia intensiva neonatale.
Gli esperti dell’Istituto sottolineano anche la necessità di approcci integrati per prevenire il parto pretermine. Oltre alle raccomandazioni cliniche, come la valutazione ecografica della lunghezza cervicale nelle donne a rischio e l’impiego di progesterone vaginale o cerchiaggio cervicale in casi selezionati (linee guida Sigo 2020), viene richiamata l’importanza della formazione dei professionisti e dell’attenzione ai fattori ambientali e psicosociali. «Le prospettive future richiederanno l’incremento delle fonti di finanziamento per la ricerca sulla prematurità», dichiara Serena Donati, direttrice del Reparto Salute della Donna e dell’Età Evolutiva dell’Iss.
La rete Baby@Net coinvolge trentuno Terapie Intensive Neonatali, centocinquantotto Unità di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza e più di cinquecentottanta pediatri di famiglia, che dispongono di account personalizzati per registrare in modo sicuro i dati clinici ed epidemiologici dei loro assistiti. Attualmente sono monitorati 1.870 bambini nati pretermine e 726 nati piccoli per età gestazionale.
Tra i bambini con almeno ventiquattro mesi di età, la sorveglianza indica che l’otto per cento dei nati pretermine presenta una diagnosi di disturbo dello spettro autistico e il sedici per cento altri disturbi del neurosviluppo. Tra i nati piccoli per età gestazionale le percentuali corrispondono rispettivamente al quattro e al sedici per cento.
«Il protocollo specialistico adottato dalla rete si basa sulle evidenze scientifiche e standardizza le misure per intercettare traiettorie evolutive atipiche e disturbi del neurosviluppo», spiega Maria Luisa Scattoni, coordinatrice nazionale di Baby@Net. Scattoni ricorda inoltre che l’Iss ha implementato l’infrastruttura informatica attraverso progetti Pnrr, offrendo teleconsulti multidisciplinari e formazione a distanza per garantire un accesso equo ai percorsi di monitoraggio e intervento precoce.