Ogni anno oltre 700mila persone nel mondo si tolgono la vita, più di 150mila in Europa e circa 4mila in Italia. In Europa il suicidio rappresenta oggi la principale causa di morte tra i giovani tra i 15 e i 29 anni, la seconda in Italia dopo gli incidenti stradali. A lanciare l’allarme, in occasione della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, è la Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (SINPIA), che richiama l’attenzione sull’urgenza di intervenire precocemente per riconoscere i segnali di disagio e attivare reti di supporto.
“Tra i campanelli d’allarme da non sottovalutare negli adolescenti – spiega Elisa Fazzi, presidente SINPIA e docente di Neuropsichiatria infantile all’Università degli Studi di Brescia – ci sono i comportamenti autolesivi, non sempre collegati a rischio suicidario, ma che possono aumentarlo soprattutto se gravi, ripetuti e prolungati. Spesso si associano a disturbi dell’umore, in particolare di tipo depressivo, condizioni alla base di ideazioni e tentativi di suicidio”.
Secondo i dati diffusi, l’autolesionismo interessa circa un adolescente su cinque in Europa ed è una delle cause più frequenti di accesso in urgenza ai servizi di neuropsichiatria infantile. Si distinguono i comportamenti autolesivi non suicidari, come tagli, ustioni o marchiature, dalla suicidalità vera e propria, ma la correlazione tra i due fenomeni è significativa: chi si infligge autolesioni ha una probabilità quattro volte maggiore di tentare il suicidio nella vita.
“Durante l’adolescenza – sottolinea Renato Borgatti, direttore della Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza della Fondazione Mondino IRCCS e membro del direttivo SINPIA – lo sviluppo asincrono del cervello, con la maturazione precoce del sistema limbico rispetto alle aree corticali deputate al controllo degli impulsi, aumenta la vulnerabilità a comportamenti autodistruttivi. A ciò si sommano fattori ambientali e sociali che possono amplificare il rischio”.
Una tendenza in crescita è la comparsa precoce di pensieri negativi e comportamenti autolesivi già in età preadolescenziale. “Servono interventi terapeutici che rafforzino tolleranza emotiva, autoefficacia e competenze relazionali – aggiunge Arianna Terrinoni, neuropsichiatra infantile al Policlinico Umberto I di Roma e membro del direttivo SINPIA – coinvolgendo famiglie, scuole e anche il web, per raggiungere tutti i giovani”.
Per SINPIA la prevenzione richiede azioni multilivello: interventi individuali e familiari, coinvolgimento di scuola e comunità, fino a politiche nazionali mirate. “È fondamentale investire nei servizi territoriali e ospedalieri di neuropsichiatria infantile e adolescenziale, ancora sottodimensionati in personale e risorse – conclude Fazzi –. Dietro ogni adolescente che pensa di non avere alternative c’è una domanda di ascolto: dare risposta a quella domanda è la nostra responsabilità più grande”.