Una dieta a bassissimo contenuto calorico (VLCD), abbinata a un programma di esercizio fisico, può aiutare i pazienti con artrosi dell’anca a ridurre il peso corporeo e a migliorare la funzionalità articolare. Lo dimostra l’ECHO trial, studio randomizzato australiano pubblicato su Annals of Internal Medicine, che ha coinvolto 101 adulti con BMI pari o superiore a 27 e diagnosi radiologica di artrosi.
I risultati, tuttavia, mostrano luci e ombre: se da un lato i partecipanti hanno perso in media 8,8 kg nei primi sei mesi e hanno riportato miglioramenti nei punteggi di dolore e funzione, dall’altro la riduzione del dolore non ha raggiunto la soglia di significatività clinica e si è osservata anche una perdita di massa magra.
Il protocollo prevedeva un apporto energetico di circa 800 kcal al giorno, con meno di 50 g di carboidrati. Per le prime 23 settimane i pazienti hanno seguito un regime a pasti sostitutivi, per poi passare gradualmente a una dieta di mantenimento equilibrata e a basso indice glicemico. L’intero percorso è stato monitorato tramite telemedicina.
A sei mesi la perdita media di peso è stata di 8,8 kg, con una riduzione del BMI di 3,2 punti; a 12 mesi parte dei chili era stato recuperato, ma il calo netto restava di 5,4 kg rispetto all’inizio. Sul piano della composizione corporea, la riduzione della massa grassa (−7,4 kg) si è accompagnata a una perdita media di 1,5 kg di massa magra.
Dal punto di vista clinico, i punteggi HOOS (Hip disability and Osteoarthritis Outcome Score) hanno mostrato un miglioramento significativo sia nella funzione che nella qualità di vita, mantenuto anche dopo la fine della dieta.
Secondo gli autori, il VLCD può essere uno strumento efficace per ridurre rapidamente peso e carico articolare nei pazienti con artrosi e obesità. Tuttavia, la perdita di massa magra rappresenta un elemento critico, soprattutto nei soggetti più anziani. Per questo viene raccomandata l’integrazione con esercizi di forza e un’attenta fase di transizione verso una dieta equilibrata.
Gli studiosi sottolineano inoltre l’opportunità di valutare approcci alternativi, come la dieta mediterranea a potenziale effetto antinfiammatorio, e strategie di supporto per preservare la massa muscolare, dall’incremento di proteine mirate fino all’impiego di agonisti GLP-1.