Un nuovo studio pubblicato su The Lancet e condotto nell’ambito del Global Burden of Disease Study 2023 ha aggiornato le stime globali, regionali e nazionali sulla copertura vaccinale infantile tra il 1980 e il 2023 in 204 Paesi, analizzando 11 combinazioni vaccinali raccomandate dall’Oms. I dati rivelano progressi significativi sul lungo periodo, ma un rallentamento nell’ultimo decennio e un calo marcato a partire dalla pandemia di Covid-19.
Secondo lo studio, la copertura globale dei vaccini tradizionali del Programma Esteso di Immunizzazione (Epi) – DTP1, DTP3, MCV1, Pol3 e BCG – è quasi raddoppiata dal 1980 al 2023. Tuttavia, tra il 2010 e il 2019 si è registrato un rallentamento in molti Paesi, con cali documentati in 21 dei 36 Paesi ad alto reddito per almeno una delle dosi analizzate. La pandemia ha aggravato la situazione: i tassi globali sono scesi bruscamente dal 2020 e, al 2023, non sono ancora tornati ai livelli pre-pandemici.
Le vaccinazioni più recenti – come PCV3, RotaC e MCV2 – hanno continuato a crescere, ma a ritmi inferiori rispetto alle proiezioni precedenti alla pandemia. Secondo le previsioni fino al 2030, solo DTP3 potrebbe raggiungere l’obiettivo del 90% di copertura globale stabilito dall’Immunization Agenda 2030 (IA2030), e solo nello scenario più ottimistico.
Il numero di bambini “zero-dose” (quelli che non ricevono nemmeno DTP1) è diminuito del 74,9% tra il 1980 e il 2019, ma è risalito a 18,6 milioni nel 2021, con una leggera riduzione a 15,7 milioni nel 2023. Oltre metà di questi bambini vive in otto Paesi: Nigeria, India, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Somalia, Sudan, Indonesia e Brasile. Le aree più colpite restano quelle segnate da conflitti e carenze nei servizi sanitari, soprattutto in Africa sub-sahariana.
Per raggiungere gli obiettivi IA2030 – tra cui dimezzare il numero di zero-dose rispetto ai livelli del 2019 – saranno necessari sforzi accelerati, in particolare in Asia meridionale, America Latina e Caraibi. Lo studio raccomanda strategie mirate e inclusive, rafforzamento dei sistemi sanitari di base e iniziative come il programma “Big Catch-Up” dell’Oms per recuperare il terreno perso.