Attualità
Enuresi
27/05/2025

Enuresi, Sip: un disturbo ancora ignorato in 6 casi su 10

La cosiddetta ‘pipì a letto” è un problema diffuso e altrettanto sottovalutato. A fare il punto in vista del 80° Congresso Italiano che si apre a Napoli il 28 maggio, è la Sip

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Fino a 1 bambino su 10 in età scolare soffre di enuresi notturna, nota più comunemente come “pipì a letto”. Un disturbo considerato ancora 'di passaggio', che invece può compromettere il benessere psicologico e sociale del bambino, ma spesso sottovalutato tanto che oltre il 65% non riceve alcuna diagnosi, né trattamento.
A fare il punto in vista del 80° Congresso Italiano che si apre a Napoli il 28 maggio, è la Società Italiana di Pediatria.

"È tempo di superare l’atteggiamento attendista", afferma il prof. Pietro Ferrara, vicepresidente della SIP e Responsabile del Centro per la cura del bambino con enuresi e altri disordini minzionali al Campus Universitario Bio-medico di Roma. "L’enuresi non è un disturbo mentale, ma soprattutto non è una colpa, né una 'svogliatezza' del bambino. È una condizione ben definita, con cause precise, da affrontare con strumenti diagnostici semplici e terapie efficaci. Ma troppo spesso la problematica viene ignorata, anche in ambito medico con bambini che si sentono inadeguati e un disagio che si trascina per anni”.

Per sfatare alcune convinzioni sbagliate, la Società Italiana di Pediatria diffonde i falsi miti e consigli utili per aiutare i bambini e le famiglie.

I 7 falsi miti

1) Passerà da sola: Uno degli errori più comuni è pensare che l’enuresi sia solo una fase transitoria della crescita e che non serva intervenire. Ma le evidenze scientifiche dimostrano che spesso non è così. Rinviare la diagnosi e il trattamento, quindi, non significa “aspettare che passi”, ma rischiare di cronicizzare un disturbo che può diventare sempre più pesante sul piano emotivo e relazionale.
2) È solo un problema psicologico: L’enuresi primaria non nasce da traumi o stress emotivi, come spesso si crede. Al contrario, può essere causa di disagio psicologico, non effetto. Le cause principali sono fisiologiche: una produzione inadeguata di vasopressina, un ritardo nella maturazione dei circuiti cerebrali che regolano il risveglio, oppure una vescica iperattiva o non sufficientemente allenata.
3) Mentre dorme non sente lo stimolo: non è vero che i bambini con enuresi hanno un sonno più profondo del normale. Gli studi dimostrano che il problema è una ridotta capacità di risveglio in risposta al segnale, spesso per un’anomalia dell’attività della zona cerebrale detta locus coeruleus
4) Svegliarlo di notte per farlo urinare lo aiuta a guarire: Può sembrare una soluzione pratica, ma in realtà è controproducente. Accompagnare il bambino in bagno durante il sonno non favorisce l’apprendimento del controllo vescicale, inoltre, il sonno disturbato compromette la qualità del riposo e può peggiorare la situazione. Il cervello ha bisogno di imparare a rispondere allo stimolo da solo.
5) Se non ne parla, vuol dire che non gli pesa: Molti bambini non esprimono apertamente il disagio, ma lo vivono intensamente, alcuni si colpevolizzano, altri si chiudono in sé stessi. È fondamentale che gli adulti siano in grado di cogliere questi segnali silenziosi e offrano sostegno senza giudizio.
6) Il bambino ha la vescica troppo piccola, non c’è nulla da fare: Spesso la vescica è perfettamente normale dal punto di vista anatomico, ma “piccola” dal punto di vista funzionale. In molti casi, basta un corretto schema di idratazione e una regolarità nell’urinare per allenarla a contenere di più.
7) Se il bambino non è motivato, la terapia è inutile: Molti bambini appaiono disinteressati solo perché si sentono inadeguati o colpevolizzati. Un corretto approccio educativo, centrato sul rispetto del bambino, può rafforzare la sua motivazione. Il sostegno della famiglia e del pediatra è essenziale, ma va valutata anche la possibilità di terapia farmacologica.

I 6 consigli della Società Italiana di Pediatria

1) Incentivare un’idratazione regolare durante il giorno: Incoraggiare il bambino a bere almeno un litro e mezzo d’acqua tra le 8.00 e le 18.00, distribuendo i liquidi in modo equilibrato. Questo riduce la sete serale e aiuta la vescica ad allenarsi con minzioni frequenti.
2) Promuovere l’abitudine a urinare regolarmente: È utile invitare il bambino a svuotare la vescica ogni 2,5-3 ore durante il giorno per allenare la sua capacità e favorisce il controllo notturno.
3) Prestare attenzione all’alimentazione serale: Evitare di consumare a cena cibi molto liquidi o ricchi di calcio e sodio, come latte, diminuisce la produzione di urina nelle ore notturne e migliora la capacità della vescica di trattenere i liquidi durante il sonno.
4) Curare eventuali episodi di stitichezza: Affrontare la stipsi è un passo fondamentale nella gestione dell’enuresi.
5) Rispettare i tempi del bambino e favorire la fiducia: È importante parlare apertamente del problema senza colpevolizzarlo, valorizzandone i progressi, ascoltandolo e supportandolo.
6) Affidarsi al pediatra per una guida personalizzata: Il pediatra è il primo riferimento per valutare e distinguere le diverse forme di enuresi e impostare un trattamento adeguato o un invio specialistico
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