Semaglutide 2,4 mg riduce del 37% il rischio di eventi cardiovascolari maggiori (MACE) già nei primi tre mesi di trattamento in adulti con obesità e malattia cardiovascolare. È quanto emerge dalla sottoanalisi dello studio SELECT presentata al Congresso europeo sull’obesità (ECO2025), che evidenzia inoltre, nei primi sei mesi, una riduzione del 50% del rischio di morte per cause cardiovascolari e del 59% per ricoveri o cure urgenti legati a insufficienza cardiaca.
Il dato più rilevante riguarda il tempismo degli effetti protettivi: il beneficio si manifesta prima che i pazienti raggiungano una perdita di peso clinicamente significativa (oltre il 5%), suggerendo che la protezione cardiovascolare offerta da semaglutide non è legata direttamente al calo ponderale.
Già approvato da Fda (2021) ed Ema (2022) per la gestione del peso, semaglutide 2,4 mg è indicato in adulti con obesità (BMI ≥30) o sovrappeso (BMI ≥27) con almeno una comorbidità legata al peso. Da luglio 2024 è disponibile in Italia in classe C su prescrizione medica.
Oltre all’efficacia sul rischio cardiovascolare, semaglutide 2,4 mg ha dimostrato benefici in diverse condizioni correlate all’obesità:
• HFpEF: riduzione dei sintomi e miglioramento della capacità funzionale in persone con insufficienza cardiaca a frazione di eiezione preservata, secondo gli studi STEP HFpEF e STEP HFpEF-DM.
• MASH: nei pazienti con steatoepatite associata a disfunzione metabolica con fibrosi epatica, lo studio ESSENCE ha dimostrato miglioramenti su infiammazione e fibrosi epatica.
• Osteoartrite: nello studio STEP 9, riduzione del dolore al ginocchio e miglioramento della funzionalità fisica in pazienti con osteoartrite e obesità.
Secondo lo studio real-world SCORE 8, presentato all’ACC25, semaglutide 2,4 mg ha dimostrato nella pratica clinica una riduzione del 57% del rischio relativo combinato di infarto, ictus e morte per tutte le cause, e una riduzione del 45% sul rischio combinato esteso (inclusi ricoveri per insufficienza cardiaca e rivascolarizzazioni).
Il farmaco è un analogo del GLP-1, ormone endogeno coinvolto nella regolazione dell'appetito, dell'assunzione calorica e del metabolismo glucidico. Agisce sul cervello per ridurre il senso di fame, sui recettori pancreatici per migliorare la risposta insulinica e, secondo le evidenze, anche su sistemi cardiovascolare, renale e immunitario, con effetti positivi su lipidi, pressione arteriosa e infiammazione.