Un nuovo studio - coordinato da Manuelita Mazza, oncologa Ieo, e Mattia Garutti, oncologo del Cro di Aviano, con la supervisione di Giuseppe Curigliano, direttore della Divisione Ieo nuovi Farmaci per terapie innovative - ha infatti coinvolto Elena Bellio dell'Università Ca' Foscari e Luca Buccoliero dell'Università Bocconi ha evidenziato come per 2 specialisti oncologi su 3 le piattaforme online rappresentano un potente strumento di comunicazione scientifica e di interazione con i pazienti. Quasi 7 su 10 li utilizzano per la comunicazione medica e, a sorpresa, a usarli a scopo professionale sono soprattutto i 'senior'. È quanto emerge dallo studio Smarty, promosso dall'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano in collaborazione con esperti dell'Università Bocconi del capoluogo lombardo, dell'Università Ca' Foscari di Venezia e del Centro di riferimento oncologico (Cro) di Aviano, Pordenone, e pubblicato su 'JCO Global Oncology'.
La ricerca – evidenzia una nota - ha coinvolto 116 medici oncologi (specialisti e specializzandi) di età compresa fra i 26 e i 71 anni, a diversi livelli di carriera, di cui quasi il 70% utilizza le piattaforme social per la comunicazione medica. L'obiettivo dello studio era conoscere le preferenze, esperienze, opinioni e aspettative per individuare le caratteristiche dei medici 'social media users'. Sono emersi 3 profili: altamente social (31%), scettico (31%) e moderatamente social (38%). Nello specifico, la ricerca evidenzia che il 95% dei partecipanti ha un profilo social network personale, il 22% un profilo professionale e il 23% un profilo ibrido. In generale, gli oncologi più adulti e con più esperienza passano più tempo sui social e li tengono in maggiore considerazione, mentre i più giovani, che si trovano nella fase iniziale della carriera, tendono a farne un uso personale.
Questo dato - rimarcano gli autori - è in contrasto con gli studi condotti 10 anni fa, principalmente negli Stati Uniti, su tutto il personale medico, che mostravano una tendenza opposta: i medici più giovani erano i più inclini a utilizzare i social anche per motivi professionali; i medici in piena carriera, fra i 45 e i 55 anni, sembravano evitarne del tutto l'uso, mentre gli over 55 ne facevano un impiego maggiore, ma preferivano comunque i media tradizionali.
L'unicità dello studio - spiegano dall'Ieo - è l'offerta di una visione d'insieme del rapporto medico-social media e di una base metodologicamente rigorosa per potere definire un codice di comportamento nell'uso dei social media in ambito sanitario. Ha inoltre un approccio trasversale al tema, che tiene conto anche del punto di vista degli esperti di marketing e comunicazione.
Al disegno dello studio ha partecipato Luigi O. Molendini, medico legale Ieo, mentre all'interpretazione dei dati hanno attivamente contribuito 2 specializzandi Ieo: Elena Battaiotto e Carmine Valenza.