Secondo l’organizzazione internazionale Vision oh Humanity (https://www.visionofhumanity.org/highest-number-of-countries-engaged-in-conflict-since-world-war-ii/), nel 2024 nel mondo ci sono 56 guerre, che coinvolgono 92 paesi: il numero più alto mai segnalato dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. E il rischio che la situazione degeneri è molto elevato. In questo scenario, gli attacchi alle strutture sanitarie si susseguono, in aperta violazione della Convenzione di Ginevra. Tra le vittime maggiormente esposte vi sono i pazienti oncologici, non solo di oggi, ma anche di domani. Distruzione delle strutture, interruzioni delle forniture di energia elettrica e perfino di acqua, forniture di farmaci e attrezzature del tutto insufficienti o mancanti, eliminazioni di laboratori e macchinari, uccisione o ferimento del personale sanitario, impossibilità di trasportare persone o cose sono solo alcuni dei gravissimi problemi con i quali si devono confrontare pazienti che, oltretutto, non possono quasi mai spostarsi in un altro paese per curarsi. Inoltre, tutte le devastazioni di oggi si ripercuoteranno sui pazienti di domani, che per anni non avranno accesso a strutture adeguate e, nel caso dei pazienti oncologici, forse non ne avranno nessuna a una distanza ragionevole da casa. Per segnalare la gravità della situazione, Lancet Oncology ha pubblicato un editoriale accorato, come aveva già fatto nel 2022 (https://doi.org/10.1016/S1470-2045(22)00149-8), un mese dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Nel frattempo, secondo il WHO's Surveillance System for Attacks on Health Care (https://extranet.who.int/ssa/Index.aspx), gli attacchi alle strutture sanitarie ucraine sono stati 1.920. Su tutto il più grave è stato probabilmente quello al centro di oncologia pediatrica più grande del paese, l’Okhmatdyt Hospital di Kyiv, nel quale sono rimasti feriti 300 pazienti pediatrici e 600 hanno dovuto cercare cure altrove, perché l’ospedale non ha più una terapia intensiva, in laboratorio di tossicologia e una serie altre strutture fondamentali per il suo funzionamento.
Poi, nel 2023, la rivista ha pubblicato un altro editoriale (https://www.thelancet.com/journals/lanonc/article/PIIS1470-2045(23)00536-3/fulltext), una settimana dopo l’attacco del 7 ottobre di Hamas in Israele. La situazione di Gaza era già al limite, con ospedali con personale, strumentazioni e medicinali gravemente insufficienti, in un territorio dai confini chiusi, e non era difficile intuire che cosa sarebbe successo. Se la situazione in Ucraina è difficilissima, scrive Lancet, a Gaza, semplicemente, l’oncologia non esiste più, così come non esiste alcuna possibilità di andare a curarsi in altri paesi, per i palestinesi. Oltretutto, di nessuno dei due conflitti di intravvede la fine.
Per questo, il gruppo, che non si esprime sul merito delle motivazioni geopolitiche delle guerre, scrive: “Sono necessari studi per imparare dalle precedenti crisi umanitarie insorte durante i conflitti come reagire nel modo migliore, e decisioni politiche. Ma prima di ogni altra cosa, a prescindere dalla logica degli aggressori, è necessario rispettare le Convenzioni di Ginevra e porre fine immediatamente agli attacchi indiscriminati contro gli ospedali. I civili innocenti sono le principali vittime di tali attacchi, sia nell’immediato che nei molti anni necessari per ricostruire e ricostruire i sistemi sanitari devastati”.
Fonti
https://www.visionofhumanity.org/highest-number-of-countries-engaged-in-conflict-since-world-war-ii/
Conflict in Ukraine and its impact on cancer care
https://doi.org/10.1016/S1470-2045(22)00149-8
https://extranet.who.int/ssa/Index.aspx
Cancer caught in the crossfire
https://www.thelancet.com/journals/lanonc/article/PIIS1470-2045(23)00536-3/fulltext
DOI: 10.1016/S1470-2045(23)00536-3