Migliorare la qualità dei grassi nella dieta può influire positivamente sul lipidoma e ridurre significativamente il rischio di malattie cardiometaboliche, tra cui malattie cardiovascolari e diabete di tipo 2. Uno studio coordinato da Fabian Eichelmann, del Dipartimento di Epidemiologia Molecolare presso il German Institute of Human Nutrition Potsdam-Rehbruecke in Germania, ha utilizzato dati lipidomici provenienti da diversi studi di intervento dietetico e coorti prospettiche per costruire un multilipid score (MLS). Questo punteggio riassume gli effetti della sostituzione dei grassi saturi (SFA) con grassi insaturi (UFA) su 45 metaboliti lipidici.
L'importanza di questo studio, appena pubblicato su Nature Medicine, risiede nella capacità di collegare direttamente le modifiche nella qualità dei grassi alimentari con i cambiamenti nel lipidoma e, conseguentemente, con la riduzione del rischio cardiometabolico. Tale approccio rappresenta un passo avanti significativo verso la nutrizione di precisione, permettendo di prevedere e modulare gli effetti sulla salute di specifiche modifiche dietetiche.
Lo studio si basa su dati provenienti da vari studi, tra cui il DIVAS (Dietary Intervention and VAScular function), un trial clinico randomizzato di 16 settimane che confrontava una dieta ricca di SFA con una dieta ricca di UFA di origine vegetale. Inoltre, ha utilizzato dati della coorte EPIC-Potsdam e del Nurses’ Health Study (NHS), integrando anche dati dal trial PREDIMED sulla dieta mediterranea. L'MLS è stato costruito analizzando 111 concentrazioni di acidi grassi specifici per classe lipidica, sia prima che dopo l'intervento dietetico.
“Il nostro studio conferma con ancora maggiore certezza i benefici per la salute di una dieta ricca di grassi vegetali insaturi come quella mediterranea e potrebbe aiutare a fornire consigli alimentari mirati a coloro che trarrebbero i maggiori benefici da un cambiamento delle loro abitudini alimentari” spiega Clemens Wittenbecher in forza anche alla Chalmers University of Technology di Göteborg, in Svezia, autore senior dello studio.
Nature Medicine 2024. Doi: 10.1038/s41591-024-03124-1
http://doi.org/10.1038/s41591-024-03124-1