dic192011
Il valore aggiunto apportato alla stratificazione del rischio cardiovascolare da parte di 4 tecniche di imaging di aterosclerosi subclinica – dilatazione flusso mediata (Fmd), spessore carotideo di intima-media (Cimt), placche carotidee e/o punteggio di calcificazione coronarica (Cac) – appare estremamente variabile e, in base a una revisione sistematica effettuata da Sanne A. E. Peters e colleghi del Centro medico universitario di Utrecht (Olanda), le evidenze in favore della Fmd sono limitate, mentre sono consistenti quelle per le altre 3 metodiche. Gli autori hanno selezionato 25 lavori per valutare quanto Fmd (n=2), Cimt (n=12), placche carotidee (n=6) e/o Cac (n=9) migliorassero la predizione del rischio di sviluppare eventi cardiovascolari fatali e non fatali. L'analisi è stata complessa per via dell'eterogeneità sia dei modelli di rischio convenzionale sia delle misure dei marcatori di imaging adottati dagli studi. Il valore aggiunto predittivo, quantificato tramite le differenze di indice-C (capacità discriminativa/area sotto la curva), è apparso minimo con Fmd, e via via crescente con Cimt, placche carotidee e Cac. In tutti i casi il miglioramento netto di riclassificazione mediante le tecniche di imaging è stato massimo nei casi di rischio cardiovascolare intermedio. Secondo gli autori, andrebbero effettuati nuovi studi su soggetti asintomatici con rischio cardiovascolare intermedio, sia per verificare effettivamente il valore aggiunto di uno screening addizionale, sia per quantificare il rapporto costo/efficacia e l'impatto delle tecniche sulla gestione dei fattori di rischio e sugli outcome dei pazienti. Heart, 2011 Nov 17. [Epub ahead of print]