feb202012
Dagli miRNA ai Pcsk9, nuovi target nella terapia dell'aterosclerosi
In molti casi le attuali armi farmacologiche non bastano a garantire il raggiungimento dei valori target di colesterolo. Per questo si punta a nuovi farmaci più potenti per prevenire l'aterosclerosi. Le strategie più avanzate sono state discusse all'Istituto di Scienze farmacologiche dell'Università degli Studi di Milano, in un convegno organizzato dalla Sif (Società italiana di Farmacologia). Maurizio Aversa, dell'università di Palermo, ha illustrato le caratteristiche del Pcsk9, proteina enzimatica fondamentale nella regolazione dell'omeostasi del colesterolo che, legandosi al dominio Egf-A del recettore delle Ldl (Ldlr), induce la degradazione delle Ldlr: ridotti livelli di Ldlr possono però portare a un diminuito metabolismo di Ldl e quindi a ipercolesterolemia. «Esistono sostanzialmente due mutazioni di Pcsk9» ha detto Aversa. «Una determina la sua aumentata funzione, con ipercolesterolemia, l'altra la riduzione della sua attività che, se tale fin dalla nascita, è protettiva rispetto ai fattori di rischio cardiovascolare». È la base da cui è nata l'idea di ridurre l'efficienza di Pcsk9. «Si stanno provando varie strade, come sopprimerne l'espressione, ridurre la produzione di Rna messaggero, interferire nel legame con il Ldlr. I primi dati riguardano anticorpi, peptidi e molecole antisenso». Del coinvolgimento del microRna (miRna) - Rna che non codifica, di piccole proporzioni, con funzioni post-trascrizionali - nella funzione e nella patologia cardiache ha parlato Gianluigi Condorelli, direttore del dipartimento di Medicina del Cnr; sono già stati effettuati studi volti a modulare l'espressione genica di proteine coinvolte nel processo aterosclerotico tramite molecole antisenso. Franco Bernini, dell'università di Parma, ha ribadito la validità della strategia che punta al trasporto inverso del colesterolo da parte delle Hdl. «Queste hanno funzione protettiva, antiaterogena, antiossidante, antinfiammatoria, ma sono eterogenee e i livelli plasmatici non ne rispecchiano l'attività. I nuovi farmaci dovranno quindi puntare sulla qualità e la funzionalità delle Hdl, più che sulla quantità». Monica Montagnani, dell'università di Bari, ha infine sottolineato il reciproco rapporto tra disturbi metabolici (insulinoresistenza, diabete e obesità) e danno endoteliale, tale da costituire un marker precoce di aterosclerosi utile per individuare strategie preventive efficaci.
Nuove frontiere nella terapia dell'aterosclerosi, Milano 3 febbraio 2012