I cardiologi fanno ricorso a troppe procedure ed esami radiologici? A sollevare la questione i dati della Società Europea di Cardiologia riportati in un articolo sullo European Heart Journal, secondo i quali la cardiologia dà conto del 40% dell''esposizione a raggi X dei pazienti, più del 50% se si considerano...
«Affrontare le malattie vascolari “a tutto tondo”, con un approccio multidisciplinare e trasversale, dove collaborano in sinergia l’angiologo, da un...
Dopo il recente studio australiano pubblicato sul British Medical Journal, che sottolineava un piccolo ma significativo aumento di rischio di cancro nei giovani esposti da bambini alla tomografia computerizzata è adesso la volta di Jama Pediatrics tornare sull''argomento con uno studio americano e un editoriale significativamente intitolato “Il danno del guardare”.
Nonostante le controverse raccomandazioni con le quali nel 2009 il governo suggeriva di ridurre i tassi di screening, al momento non è cambiato il numero di donne che si sottopone a mammografia. Lo rivelo uno studio pubblicato su Cancer
Insieme a quelle convenzionali in due dimensioni, le mammografie 3D offrono sostanziali miglioramenti nella rilevazione del cancro riducendo i falsi positivi
Negli Usa, dove tamoxifene o raloxifene sono approvati dall’Fda per la chemioprevenzione del ca mammario, i medici dovrebbero illustrare alle pazienti le caratteristiche degli inibitori Serm e proporne l’impiego soltanto a chi presenta un alto rischio
Le donne di età compresa tra i 50 e i 74 anni che si sottopongono a uno screening mammografico una volta ogni due anni hanno un rischio di tumore allo stadio avanzato simile a coloro che fanno la mammografia tutti gli anni
Il rischio di incorrere in un’infezione batterica a seguito di un’angiografia cerebrale o di procedure interventistiche correlate è minima, anche in assenza di una profilassi antibiotica
Tra le donne mature la mammografia ogni due anni ha gli stessi benefici di una mammografia annuale, e abbassa significativamente il numero dei falsi positivi, come emerge da uno studio condotto da Dejana Braithwaite, dell’Università di San Francisco, in California
Nonostante abbiano ottenuto un aumento sostanziale nel numero di casi di tumore al seno individuati precocemente, gli screening mammografici hanno ridotto sono in modo marginale il numero di donne con tumore in fase avanzata. Studio americano apre il dibattito
Quasi un terzo dei tumori al seno scoperti con gli screening mammografici sono indolenti, cioè non avrebbero mai causato sintomi clinici con progressione della patologia. Lo afferma uno studio americano pubblicato dal New England journal of medicine
Per realizzare una linea guida basata sulle evidenze cliniche circa l’indicazione allo screening del cancro del polmone mediante tomografia computerizzata...
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