Dieci anni alla guida della Fimmg, attraversati dal Covid, dalla progressiva carenza di medici e dalla trasformazione dell'assistenza territoriale. Al termine del suo mandato da segretario generale, Silvestro Scotti ha affidato a Doctor33 il bilancio del suo percorso, indicando i nodi che la medicina generale si trova ancora ad affrontare: attrattività della professione, carichi di lavoro, burocrazia e organizzazione del territorio. Sul prossimo contratto, Scotti ha indicato come passaggio chiave il nuovo atto di indirizzo per il rinnovo dell'Accordo collettivo nazionale: "Spero che quest'atto di indirizzo contenga quello che abbiamo chiesto al Congresso". La carenza di medici ha modificato profondamente anche il dibattito contrattuale. Scotti ha difeso le scelte compiute dalla Fimmg nell'ultimo anno, definite "sicuramente difficili" proprio per il contesto di forte riduzione degli organici. E, parlando del ruolo unico, ha osservato: "Se noi avessimo ancora i 43 mila medici, i medici farebbero a gara per litigare a chi potrebbe fare le ore in termini di reddito?".
Il tema è anche quello della remunerazione e dell'attrattività della professione. "La quota oraria del reddito della medicina generale supera quella della specialistica ambulatoriale", ha sottolineato Scotti, pur riconoscendo che il dato va rapportato all'eventuale aumento del carico di lavoro. Un elemento che, a suo giudizio, va spiegato anche ai giovani che si avvicinano alla medicina generale. Per Scotti, però, l'attrattività passa anche dal rinnovamento della rappresentanza. "Credo che serva un rinnovamento della leadership", ha detto, perché una rappresentanza più giovane possa diventare "un modello attrattivo" per i medici che sceglieranno la professione nei prossimi 15-20 anni. La competenza, ha osservato, non basta se non riesce a essere trasferita e comunicata. E proprio sulla comunicazione ha espresso una delle sue preoccupazioni, criticando il ruolo di social, fake news e alcune prese di posizione sindacali nel restituire ai giovani un'immagine negativa della medicina generale. "Serve un'immagine nuova che crei quell'evoluzione in continuità", ha affermato.
Nel bilancio dei dieci anni, un capitolo centrale è stato il Covid. Scotti ha rivendicato il ruolo svolto dai medici di famiglia durante la pandemia e criticato il mancato riconoscimento del loro impegno. "Se c'è una cosa per cui sono arrabbiato con questo Stato è che si è concesso valore a tutto", ha detto. "Io credo che la medicina generale italiana avrebbe meritato la medaglia d'oro al valore civile per quello che ha fatto in termini di morti, in termini di persone che si sono ammalate, in termini di proposta". Scotti ha ricordato anche la proposta portata in Presidenza del Consiglio per modificare le prime indicazioni ai cittadini con febbre e sintomi respiratori, indirizzandoli al medico di famiglia anziché al pronto soccorso. "Non per sacrificare i medici di famiglia", ha precisato, ma per valorizzare la capacità di triage e la conoscenza del paziente e consentire, quando possibile, una gestione a domicilio. Il tema del riconoscimento, secondo Scotti, resta aperto. "Ci viene detto che in questi anni addirittura siamo la parte della sanità su cui si è investito di meno", ha osservato, mentre alla medicina generale viene continuamente attribuito un ruolo centrale. "A me l'unica cosa che sembra centrale è aumentarci i carichi di lavoro, aumentarci la burocrazia".
Anche la digitalizzazione, secondo il segretario uscente, non ha prodotto la semplificazione attesa. Il problema, nella sua lettura, è che molte inefficienze del sistema finiscono per essere scaricate sul medico di famiglia. Prescrizioni, certificati e altri adempimenti si sommano così a un'attività già gravata dalla carenza di professionisti. "La categoria non lo reggerà più tutto questo", ha avvertito. Da qui la richiesta di una diversa distribuzione delle responsabilità: "Ognuno dovrà fare la sua parte secondo quelle che sono le norme di legge e lo Stato dovrà controllare che si rispettino le norme di legge, perché non si può pensare che ci sia uno che si prenda il carico perché è l'ultimo della fila". La conclusione di Scotti è netta: "Noi non vogliamo essere più gli ultimi della fila". Al termine dei dieci anni alla guida della Fimmg, Scotti ha quindi rivendicato la solidità dell'organizzazione anche oltre il proprio mandato: "Sono sicuro che la Fimmg arriva avanti a testa alta e a spalle dritte anche senza il sottoscritto". E ha assicurato che continuerà a essere disponibile per la medicina generale: "Rimango a disposizione se sono utile al sistema". "Molti parlano del territorio, ma pochi lo conoscono", ha concluso Scotti, rivendicando l'esperienza maturata in decenni di attività nella medicina generale.
Anna Capasso