Gli studi sulle proprietà analgesiche e neuroprotettive della psilocibina stanno suscitando un interesse crescente nella ricerca biomedica. Si tratta di una sostanza psichedelica presente in alcune specie di funghi del genere Psilocybe. Ora, uno studio condotto dall’MD Anderson Cancer Center dell’Università del Texas suggerisce un possibile nuovo campo di applicazione: la prevenzione della neuropatia periferica indotta dalla chemioterapia (CIPN).
Il lavoro, con primo ricercatore Mario Heles, è stato pubblicato a settembre su Science.
La CIPN è uno degli effetti collaterali più comuni della chemioterapia, interessando fino al 60% dei pazienti. Può manifestarsi con deficit sensoriali persistenti tra cui dolore, disestesia urente (bruciore), intorpidimento e allodinia, ovvero la percezione dolorosa di stimoli normalmente innocui, come il freddo. Nel lungo periodo la CIPN può determinare anche una riduzione della sensibilità tattile (ipoestesia).
Ad oggi, le possibilità terapeutiche per questa condizione rimangono limitate. Infatti, nei casi più gravi, è necessaria una riduzione della dose o l’interruzione del trattamento.
La psilocibina è da tempo sotto la lente della ricerca perché è in grado di interagire con il recettore serotoninergico 5-HT2A, implicato nella plasticità neuronale e nella regolazione della funzione mitocondriale, entrambi compromesse nella CIPN.
I ricercatori hanno pretrattato modelli murini di carcinoma orale a cellule squamose (MOC1) con psilocibina e li hanno sottoposti a sei cicli di cisplatino, con un follow-up di oltre otto mesi. La sostanza ha conferito una neuroprotezione duratura e preservato la funzione somatosensoriale. Effetti analoghi sono stati osservati nei modelli trattati con paclitaxel e docetaxel. Gli animali hanno mostrato anche un’attenuazione dell’allodinia, senza alterazioni delle dimensioni del tumore o dei livelli delle citochine immunitarie.
I controlli, trattati con solo cisplatino, hanno invece mostrato segni di ipersensibilità meccanica.
La psilocibina ha contrastato gli effetti neurotossici del cisplatino, inclusa l’ipoestesia, e ha promosso una maggiore attivazione delle vie metaboliche associate a sopravvivenza e proliferazione neuronale. Tale meccanismo era mediato dal recettore 5-HT2A e non dipendeva dalle proprietà allucinogene della sostanza. Infatti, l’impiego di un agonista non allucinogeno del recettore ha prodotto una protezione comparabile, mentre la sua inibizione ha abolito gli effetti neuroprotettivi della psilocibina.
Il pretrattamento ha preservato l’integrità delle terminazioni nervose periferiche (assoni e dendriti), fondamentali per la comunicazione cellulare, sia nei modelli animali sia nei neuroni sensoriali derivati da cellule staminali pluripotenti indotte (iSN).
Il team ha sottoposto a imaging sia i nervi periferici derivati da iSN sia quelli isolati da 29 pazienti sottoposti a intervento chirurgico. In base ai risultati, la psilocibina ha favorito il trasporto dei mitocondri lungo gli assoni, in particolare verso le regioni con maggiore richiesta energetica, un processo cruciale per la sopravvivenza cellulare.
Il pretrattamento ha contrastato l’effetto inibitorio del cisplatino sul trasporto mitocondriale, riducendo anche i segnali associati a danno cellulare e apoptosi. Nelle cellule è stata osservata una maggiore espressione di proteine coinvolte nel posizionamento e nel trasporto mitocondriale, comprese quelle della via TrkB-Akt-PAK5-MAP2-KIF5B. Analisi condotte sui neuroni sensoriali di donatori umani e sulle biopsie cutanee hanno confermato la presenza di questo meccanismo anche nei tessuti umani.
Alessandra Romano
Fonte:
Mario Heles et al. , Psilocybin prevents chemotherapy-induced peripheral neuropathy through mitochondrial trafficking preservation. Science393, eaec6116(2026). DOI: 10.1126/science.aec6116