La Pediatria di Famiglia deve essere coinvolta nella definizione del Piano nazionale per la prevenzione del suicidio, soprattutto per quanto riguarda gli adolescenti. È la richiesta della Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp), dopo l’annuncio del ministro della Salute Orazio Schillaci sull’avvio dei lavori per il Piano. "È un primo passo fondamentale verso una strategia nazionale specifica, capace di rendere più omogenei sul territorio la prevenzione, il riconoscimento precoce delle situazioni di rischio e l’accesso a percorsi di assistenza adeguati e tempestivi", afferma Antonio D’Avino, presidente nazionale Fimp.
Per la Federazione, il pediatra di famiglia può avere un ruolo rilevante nell’intercettazione precoce delle situazioni di fragilità e disagio negli adolescenti. La continuità del rapporto con il ragazzo e la famiglia e la conoscenza della sua storia possono infatti favorire il riconoscimento di cambiamenti comportamentali e segnali che richiedano un approfondimento specialistico. Per rendere concreto questo ruolo, secondo Fimp servono però strumenti chiari e una rete organizzata. La Federazione chiede formazione specifica e strumenti pratici per la valutazione dell’ideazione suicidaria e dell’autolesionismo, oltre a criteri condivisi per stabilire i livelli di urgenza, l’invio ai servizi specialistici e il successivo follow-up. Un altro punto indicato dai pediatri riguarda il collegamento tra Pediatria di Famiglia e Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Per Fimp devono essere definiti referenti e percorsi assistenziali chiari, in modo da garantire un accesso tempestivo alle cure specialistiche e continuità nella presa in carico.
"Di fronte a situazioni così complesse servono procedure condivise, responsabilità definite e un lavoro realmente multidisciplinare", sottolinea D’Avino. In questo quadro, aggiunge, le Case della Comunità possono rappresentare uno spazio di integrazione tra Pediatria di Famiglia, Neuropsichiatria infantile, Psicologia e gli altri professionisti coinvolti. "L’auspicio è che il Piano sia l’occasione per costruire una rete nazionale più uniforme e accessibile, capace di riconoscere precocemente le situazioni di rischio e offrire a ragazzi e famiglie risposte tempestive, indipendentemente dal territorio in cui vivono", conclude il presidente Fimp.