L’esposizione agli schermi dovrebbe essere evitata prima dei 2 anni, fatta eccezione per le videochiamate, e limitata a un massimo di un’ora al giorno tra 3 e 5 anni. Sono alcune delle raccomandazioni contenute nel primo position paper congiunto della European Academy of Paediatrics, EAP, e della European Confederation of Primary Care Paediatricians, ECPCP, dedicato agli effetti degli schermi sulla salute di bambini e adolescenti.
Il documento, pubblicato su Acta Paediatrica, porta la firma, tra gli altri, di Lorenza Onorati, specializzanda della Pediatria di Padova e componente EAP, e di Eugenio Baraldi, direttore scientifico della Fondazione Città della Speranza e coordinatore del progetto “Giovani, salute e sani stili di vita”, avviato dall’Università di Padova nel 2022, e sintetizza le evidenze disponibili sugli effetti fisici, cognitivi, emotivi e sociali dell’esposizione a televisori, smartphone, tablet, computer, videogiochi e social media. Il lavoro è basato su una revisione narrativa della letteratura e delle raccomandazioni formulate da organizzazioni internazionali, autorità nazionali e società pediatriche.
Secondo gli autori, l’esposizione precoce e prolungata è associata a un maggiore rischio di sovrappeso, obesità, riduzione dell’attività fisica, disturbi del sonno, miopia, difficoltà emotive e problemi nello sviluppo cognitivo e sociale. Le evidenze derivano tuttavia in larga parte da studi osservazionali e non consentono sempre di stabilire un rapporto causale. Gli effetti rilevati a livello individuale sono inoltre generalmente modesti e variabili tra gli studi.
Le raccomandazioni rivolte ai pediatri prevedono di affrontare l’uso degli schermi durante le visite di controllo, con particolare attenzione ai primi cinque anni di vita. Tra 3 e 5 anni l’esposizione dovrebbe essere limitata a un’ora al giorno, privilegiando contenuti educativi e adatti all’età e favorendo la presenza di un adulto.
Per i bambini più grandi e gli adolescenti il documento non stabilisce un unico limite valido per tutte le età. Indica invece che l’uso degli schermi non deve interferire con il sonno, l’attività fisica, il gioco, la creatività, lo studio e le relazioni sociali. I genitori sono invitati a dare l’esempio con comportamenti digitali equilibrati e a evitare l’impiego dei dispositivi come strumento abituale per calmare o intrattenere i figli.
Il position paper richiama anche il ruolo della qualità e del contesto d’uso. Le tecnologie digitali possono offrire opportunità educative, di comunicazione e inclusione, soprattutto per i bambini con disabilità, ma devono essere inserite in relazioni di supporto e utilizzate con modalità adeguate allo sviluppo.
Alle scuole viene raccomandato di ridurre l’esposizione agli schermi nei contesti educativi della prima infanzia, in particolare sotto i 6 anni, e di privilegiare interazione diretta, gioco non strutturato, movimento e apprendimento socio-emotivo. Per i ragazzi più grandi, gli esperti indicano la necessità di rafforzare l’educazione ai media, la sicurezza online e il pensiero critico.
EAP ed ECPCP chiedono infine una strategia europea coordinata, con il coinvolgimento di pediatri, famiglie, scuole e decisori pubblici. Il documento invita anche ad applicare con maggiore efficacia i limiti di età previsti per l’accesso ai social media e a promuovere politiche che garantiscano attività fisica e tempo all’aperto, soprattutto per i minori provenienti da contesti svantaggiati.