Un'analisi pubblicata su JAMA Cardiology mostra che il rischio cardiovascolare associato alla menopausa precoce persiste per l'intero arco della vita. Lo studio, condotto su oltre 10.000 donne seguite per più di cinquant'anni, rafforza le indicazioni delle linee guida ACC/AHA sulla stratificazione del rischio aterosclerotico.
Lo studio ha utilizzato i dati del Cardiovascular Disease Lifetime Risk Pooling Project, che integra sei coorti longitudinali storiche, tra cui l'Atherosclerosis Risk in Communities Study, il Framingham Heart Study e il Women's Health Initiative, con follow-up complessivo dal 1964 al 2018 e almeno 10 anni di osservazione per coorte. Sono state incluse 10.036 donne di età compresa tra 55 e 69 anni all'arruolamento, stratificate in base all'età di insorgenza della menopausa. La coorte comprendeva 3522 donne afro-americane e 6514 caucasiche, con esito primario rappresentato dalla comparsa di malattia coronarica fatale e non fatale.
La prevalenza di menopausa precoce è risultata significativamente più elevata nelle donne afro-americane, 15,5% contro il 4,8% delle caucasiche, con un profilo di rischio cardiovascolare associato differente tra i due gruppi: durante il follow-up si sono verificati 1008 eventi di malattia coronarica, 260 nelle donne afro-americane (7,38%) e 748 nelle caucasiche (11,48%). In entrambi i gruppi etnici l'incidenza di coronaropatia è risultata più elevata nelle donne con menopausa precoce, con hazard ratio di 1,41 nelle afro-americane e 1,39 nelle caucasiche, entrambi statisticamente significativi, accompagnati da una riduzione della sopravvivenza libera da malattia coronarica rispetto alle donne senza menopausa precoce.
Il dato più significativo dal punto di vista fisiopatologico è la sovrapponibilità dell'effetto tra le due etnie, nonostante la marcata differenza di prevalenza della condizione: ciò suggerisce che la menopausa precoce rappresenti un determinante di rischio cardiovascolare indipendente dai fattori tradizionali, verosimilmente riconducibile a un substrato vascolare predisponente comune, mentre le disparità etniche osservate nella prevalenza sembrano riflettere una complessa interazione tra determinanti biologici, genetici e ambientali che merita ulteriori approfondimenti.
Tra i limiti dello studio figurano l'auto-dichiarazione dell'età alla menopausa, la mancata valutazione di fattori potenzialmente confondenti come la sindrome dell'ovaio policistico o le complicanze ostetriche, e soprattutto l'assenza di informazioni sull'eventuale impiego di terapia ormonale sostitutiva, potenziale modificatore del rischio cardiovascolare.
Nonostante questi limiti, gli autori concludono che l'associazione tra menopausa precoce e incremento del rischio di coronaropatia a lungo termine è solida e suggeriscono che l'integrazione di questo dato nei modelli di stratificazione del rischio cardiovascolare potrebbe migliorare le strategie di prevenzione primaria nelle donne in peri-menopausa, supportando interventi precoci mirati.