Un solo valore di pressione arteriosa misurato a 7 anni di età è in grado di predire il rischio di mortalità cardiovascolare a distanza di quasi cinque decenni. È quanto emerge da uno studio di coorte prospettico pubblicato su JAMA, che ha seguito oltre 37.000 bambini dall'infanzia fino a un'età media di 54 anni, estendendo in modo sostanziale l'orizzonte temporale delle evidenze finora disponibili sull'associazione tra fattori di rischio cardiovascolare pediatrici ed eventi in età adulta.
La prevalenza di valori pressori elevati nell'infanzia è in aumento su scala globale, e diversi studi hanno già documentato un'associazione tra fattori di rischio cardiovascolare in età pediatrica, tra cui pressione sistolica, indice di massa corporea, colesterolo totale, trigliceridi e fumo, ed eventi cardiovascolari fatali in giovani adulti fino a 46 anni. Mancavano tuttavia dati robusti sul rischio di mortalità a lungo termine, un vuoto che questo studio colma seguendo la coorte fino alla sesta decade di vita. Sono stati inclusi 37.081 bambini con età media di 7,1 anni, nati da madri partecipanti allo US Collaborative Perinatal Project tra il 1959 e il 1965 in 12 centri statunitensi. La pressione arteriosa è stata misurata con sfigmomanometro manuale da personale esperto e convertita in percentili specifici per sesso, età e altezza, classificando i bambini in tre categorie secondo le linee guida 2017 dell'American Academy of Pediatrics: normale, elevata o ipertensione. Nel 2016 lo stato di salute dei partecipanti, allora con età media di 54 anni, e per i deceduti la causa di morte, sono stati accertati tramite linkage probabilistico al National Death Index.
Alla valutazione iniziale il 21% dei bambini risultava iperteso secondo i criteri applicati. Durante il follow-up si sono registrati 487 decessi per cause cardiovascolari e 2242 per cause non cardiovascolari. L'aumento di una deviazione standard della pressione sistolica a 7 anni si è associato a un incremento del 14% del rischio di mortalità cardiovascolare prematura, con hazard ratio corretto di 1,14, mentre per la diastolica l'incremento è stato del 18%, con hazard ratio di 1,18. Le associazioni sono rimaste sostanzialmente invariate dopo aggiustamento per BMI a 7 anni, etnia materna, educazione e stato civile, e si sono confermate coerenti anche nelle analisi condotte confrontando gruppi di fratelli e sorelle, un disegno che permette di controllare per la condivisione di fattori genetici e ambientali familiari. È emersa un'associazione significativa con il sesso, con un rischio corretto superiore nei maschi, hazard ratio 1,31, rispetto alle femmine, hazard ratio 0,9. L'analisi dell'incidenza cumulativa, stratificata per categoria pressoria a 7 anni, ha confermato che sia l'aumento dei valori pressori sia la presenza di ipertensione conclamata in età pediatrica si associano a un rischio maggiore di mortalità per cause cardiovascolari.
Lo studio conferma ed estende i risultati di una precedente analisi che aveva documentato la correlazione tra pressione sistolica nell'infanzia ed eventi cardiovascolari nei giovani adulti a partire dai 40 anni, portando ora il follow-up fino alla sesta decade di vita e rafforzando così l'importanza clinica del monitoraggio pressorio e della correzione dei fattori di rischio già a partire dall'età pediatrica. Tra i limiti dello studio, la valutazione pressoria basata su una singola determinazione, la restrizione ai soli eventi fatali accertati fino al 2016, la composizione della coorte limitata a partecipanti di etnia caucasica o nera, che non consente di estendere i risultati ad altre etnie, e la mancata considerazione di altri fattori di rischio cardiovascolare pediatrici come BMI, fumo, colesterolo e trigliceridi, elementi che nel loro insieme suggeriscono un rischio complessivo verosimilmente sottostimato rispetto a quello reale.