La protesi totale d'anca a doppia mobilità riduce in modo significativo il rischio di lussazione nei pazienti con frattura scomposta del collo del femore sottoposti a sostituzione totale dell'anca. È quanto emerge dallo studio internazionale randomizzato Duality, pubblicato su The Lancet, che ha confrontato questo impianto con la protesi totale convenzionale in pazienti di età pari o superiore a 65 anni.
La lussazione rappresenta la complicanza chirurgica precoce più frequente dopo una protesi totale d'anca eseguita per questo tipo di frattura. La protesi a doppia mobilità è stata sviluppata per aumentare la stabilità articolare grazie a un sistema con due superfici di articolazione, ma finora mancavano studi randomizzati di grandi dimensioni che ne dimostrassero efficacia e sicurezza.
Lo studio ha coinvolto 1.600 pazienti reclutati in 44 ospedali, 20 in Svezia e 24 nel Regno Unito. Tutti avevano almeno 65 anni, una frattura scomposta del collo del femore ed erano considerati candidabili alla protesi totale d'anca. I partecipanti sono stati assegnati in modo casuale a ricevere una protesi a doppia mobilità oppure una protesi convenzionale e sono stati seguiti per un anno. L'analisi principale ha incluso 1.566 pazienti.
Entro dodici mesi la lussazione si è verificata in dieci dei 779 pazienti trattati con protesi a doppia mobilità (1,3%) e in 33 dei 787 sottoposti a protesi convenzionale (4,2%). L'hazard ratio aggiustato è risultato pari a 0,27, corrispondente a una riduzione di circa il 70% del rischio di lussazione (p<0,0001).
Anche l'incidenza complessiva delle complicanze chirurgiche è risultata inferiore nel gruppo trattato con la protesi a doppia mobilità: 3,0% contro 6,1%, con un hazard ratio aggiustato di 0,45. Non sono invece emerse differenze significative tra i due gruppi per infezione della protesi, reinterventi, mortalità a 90 giorni o a un anno e qualità di vita misurata con il questionario EQ-5D-5L.
Gli autori osservano che i risultati sono coerenti con l'obiettivo per cui questo tipo di impianto è stato progettato, cioè aumentare la stabilità dell'articolazione e ridurre la principale complicanza della protesi totale d'anca nei pazienti con frattura del collo del femore. Lo studio non ha evidenziato un aumento del rischio di infezione protesica, aspetto che era stato ipotizzato in alcuni studi osservazionali precedenti.
Gli autori sottolineano inoltre che le protesi a doppia mobilità hanno un costo superiore rispetto alle protesi convenzionali e che è in corso una valutazione di costo-efficacia. Alla luce dei risultati ottenuti, concludono che questo tipo di impianto dovrebbe essere preso in considerazione nei pazienti con frattura scomposta del collo del femore candidati a protesi totale d'anca.