L'associazione tra vaccinazione anti-Covid aggiornata e vaccinazione antinfluenzale somministrate nella stessa seduta non è risultata associata a un aumento del rischio di eventi avversi nei 90 giorni successivi. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Annals of Internal Medicine, che ha analizzato i dati del sistema sanitario del U.S. Department of Veterans Affairs confrontando la co-somministrazione con la sola vaccinazione antinfluenzale.
L'analisi ha incluso 705.124 persone che hanno ricevuto contemporaneamente vaccino anti-Covid e vaccino antinfluenzale e 1.813.205 soggetti vaccinati esclusivamente contro l'influenza tra settembre 2022 e agosto 2025. Nel complesso sono stati valutati oltre 2,5 milioni di partecipanti, considerando i tre periodi di utilizzo delle formulazioni aggiornate del vaccino anti-Covid: bivalente, adattata alla variante XBB e adattata alla variante KP.
L'obiettivo era verificare l'eventuale incremento del rischio di 46 eventi avversi prespecificati, raggruppati in tre categorie di gravità: eventi gravi o potenzialmente letali, eventi clinicamente significativi ed eventi lievi o autolimitanti. Gli autori non hanno osservato differenze significative tra i due gruppi per nessuna delle tre categorie. Il rapporto di rischio è risultato pari a 1,03 per gli eventi più gravi, 0,99 per quelli clinicamente significativi e 0,99 per quelli meno severi, con intervalli di confidenza compatibili con l'assenza di differenze.
Anche l'analisi dei singoli eventi avversi non ha evidenziato incrementi statisticamente significativi dopo la correzione per confronti multipli. Due differenze inizialmente osservate, relative a sincope e acufene, hanno perso la significatività statistica dopo l'analisi correttiva prevista dal protocollo dello studio.
Risultati analoghi sono emersi nei tre distinti periodi analizzati, corrispondenti alle diverse formulazioni aggiornate del vaccino anti-Covid. Secondo gli autori, i dati non supportano un aumento del rischio di eventi avversi associato alla co-somministrazione nelle campagne vaccinali più recenti.
Nella discussione gli autori sottolineano che lo studio riguarda prevalentemente una popolazione anziana, composta in larga parte da uomini assistiti dal sistema sanitario dei Veterans Affairs, e che i risultati non escludono la possibilità di eventi molto rari in sottogruppi diversi. Evidenziano tuttavia che, nelle condizioni analizzate, la co-somministrazione non è risultata associata a un aumento del rischio di eventi avversi gravi, clinicamente significativi o lievi durante i 90 giorni di follow-up.