Sviluppare percorsi di presa in carico che affianchino alla cura clinica il reinserimento lavorativo e la qualità della vita delle persone con malattie croniche non trasmissibili. È questo l'obiettivo del progetto "Valutazione e Gestione integrata Clinico-occupazionale per la tutela globale della salute dei lavoratori con Malattie Croniche Non Trasmissibili", promosso dalla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e vincitore del bando BRIC 2025 dell'INAIL.
Il progetto coinvolgerà almeno 100 pazienti con malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI) seguiti presso il Centro Malattie Apparato Digerente (CEMAD) del Gemelli e 100 donne con tumore della mammella in cura presso il Centro Integrato di Senologia. Collaborano inoltre la Sezione di Medicina del Lavoro dell'Università degli Studi di Napoli Federico II e il Dipartimento di Medicina, Epidemiologia, Igiene del Lavoro e Ambientale (DIMEILA) dell'INAIL.
«È il momento di andare oltre un approccio basato solo sulla cura clinica», afferma Ivo Iavicoli, professore ordinario di Medicina del lavoro all'Università Cattolica del Sacro Cuore, direttore della UOC di Medicina del lavoro del Policlinico Gemelli e principal investigator del progetto. «La salute riguarda anche il benessere della persona, la possibilità di tornare alla propria vita sociale e lavorativa. Serve quindi un modello integrato, capace di unire medicina, lavoro e qualità della vita».
La prima fase dello studio analizzerà l'impatto delle patologie sulla qualità della vita e sull'attività lavorativa, considerando aspetti clinici, psicologici, sociali e professionali. Sulla base dei risultati saranno sviluppati strumenti multidisciplinari di valutazione, percorsi personalizzati di reinserimento e mantenimento lavorativo e modelli di gestione clinico-occupazionale destinati a favorire l'integrazione tra medicina specialistica e medicina del lavoro.
Secondo Iavicoli, le MICI e il tumore della mammella rappresentano due condizioni paradigmatiche delle malattie croniche non trasmissibili e mostrano la necessità di integrare dimensione clinica, sociale e lavorativa nella presa in carico.
Per Gianluca Franceschini, professore ordinario di Chirurgia generale all'Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della UOC di Chirurgia senologica del Gemelli, «la vera sfida oggi non è solo curare la malattia, ma accompagnare le persone in un percorso di ripresa completo che tenga insieme salute, lavoro e dignità».
Anche Franco Scaldaferri, docente di Gastroenterologia e Medicina interna all'Università Cattolica del Sacro Cuore e responsabile della UOS MICI del CEMAD, sottolinea il valore del progetto: «Consentirà di completare la presa in carico delle persone con MICI con una valutazione multidimensionale che includa anche gli aspetti occupazionali e di misurare in modo strutturato l'impatto che una malattia "invisibile" può avere sulla vita quotidiana e lavorativa».
I risultati attesi comprendono strumenti multidisciplinari per valutare benessere e capacità lavorativa dei pazienti, modelli personalizzati di gestione del rischio, linee guida operative per medici, aziende e servizi di prevenzione, oltre alla produzione di nuove evidenze scientifiche e pubblicazioni