Clinica
Trapianto
29/06/2026

Trapianto osteocondrale: autologo vs allograft

L'allograft permette di trapiantare unità osteocondrali di grandi dimensioni, offrendo una soluzione efficace che ha dimostrato elevati tassi di sopravvivenza anche a lungo termine

sala operatoria chirurghi

Il trapianto osteocondrale rappresenta una delle principali strategie chirurgiche per il trattamento delle lesioni osteocondrali del ginocchio, consentendo il ripristino dell'unità osteocondrale attraverso il trasferimento di tessuto ialino maturo e osso subcondrale. Tra le diverse opzioni disponibili, il trapianto osteocondrale autologo (OAT) ha storicamente trovato ampia applicazione, in particolare nelle lesioni di piccole dimensioni (<2 cm²), per le quali 1 o al massimo 2 cilindri donatori risultano sufficienti a coprire il difetto. Numerosi studi hanno dimostrato risultati clinici favorevoli, con miglioramento significativo del dolore e della funzione articolare. A questi risultati si aggiungono i vantaggi propri del tessuto autologo: l'assenza di costi di stoccaggio e conservazione, la disponibilità immediata dell'innesto, la mancanza di problematiche immunologiche o di trasmissione di malattie e un costo medio della procedura sensibilmente inferiore rispetto alle tecniche alternative. La tecnica non è tuttavia priva di limitazioni: la morbidità del sito donatore rappresenta uno degli svantaggi principali, soprattutto quando sono necessari più plug osteocondrali, mentre la quantità limitata di tessuto disponibile ne riduce l'applicabilità nelle lesioni di maggiori dimensioni o con coinvolgimento estensivo dell'osso subcondrale [1].

Il trapianto osteocondrale da donatore (OCA) si è affermato come valida alternativa per il trattamento di difetti osteocondrali più estesi, consentendo la ricostruzione di aree articolari più ampie senza il rischio di danno al sito donatore e senza i limiti dimensionali legati alla disponibilità di tessuto autologo. L'allograft permette infatti di trapiantare unità osteocondrali di grandi dimensioni, offrendo una soluzione efficace che ha dimostrato elevati tassi di sopravvivenza anche a lungo termine. Questa tecnica è particolarmente utile nei casi complessi, nelle lesioni bipolari o multifocali e nelle revisioni chirurgiche dopo il fallimento di altre tecniche di riparazione cartilaginea (Figura 1). Tuttavia, l'utilizzo di tessuto da donatore comporta alcune criticità, legate in particolare alla disponibilità limitata degli innesti e ai costi più elevati di raccolta e conservazione. Nonostante le differenze tra OAT e OCA, le evidenze cliniche attualmente disponibili indicano che entrambe le tecniche sono in grado di fornire risultati favorevoli in termini di outcome clinici e sopravvivenza del graft nel follow-up a medio e lungo termine, senza differenze statisticamente significative quando si considerano variabili quali età, dimensione della lesione e caratteristiche del paziente [2].

Nonostante i risultati promettenti riportati in letteratura per questi trattamenti, il livello complessivo delle evidenze rimane eterogeneo e in parte limitato, Inoltre, mancano attualmente linee guida condivise che definiscano in modo chiaro le indicazioni e i criteri di scelta tra trapianto autologo e allogenico [3]. Nella pratica clinica, la dimensione della lesione e il coinvolgimento dell'osso subcondrale rappresentano i principali parametri decisionali: l'OAT è generalmente preferito per i difetti di piccole dimensioni, mentre l'OCA è indicato per le lesioni più estese o con perdita di sostanza ossea.

Figura 1. Procedura di trapianto osteocondrale da allograft. A sinistra: Fase di preparazione del graft con prelievo di plug osteocondrale da allograft mediante apposito strumentario cilindrico. A destra: Impianto dei plug osteocondrali nel difetto articolare del condilo femorale, con adeguato posizionamento e stabilizzazione mediante apposizione di colla di fibrina a copertura del sito di impianto.


1) Oeding JF, Dancy ME, Fearington FW, Pruneski JA, Pareek A, Hevesi M, Hangody L, Camp CL, Krych AJ. Autologous Osteochondral Transfer of the Knee Demonstrates Continued High Rates of Return to Sport and Low Rates of Conversion to Arthroplasty at Long-Term Follow-Up: A Systematic Review. Arthroscopy. 2024 Jun;40(6):1938-1949. doi: 10.1016/j.arthro.2023.11.026. Epub 2023 Dec 5. PMID: 38056726.

2) Trofa DP, Hong IS, Lopez CD, Rao AJ, Yu Z, Odum SM, Moorman CT 3rd, Piasecki DP, Fleischli JE, Saltzman BM. Isolated Osteochondral Autograft Versus Allograft Transplantation for the Treatment of Symptomatic Cartilage Lesions of the Knee: A Systematic Review and Meta-analysis. Am J Sports Med. 2023 Mar;51(3):812-824. doi: 10.1177/03635465211053594. Epub 2022 Feb 9. PMID: 35139311.

3) Hinckel BB, Thomas D, Vellios EE, Hancock KJ, Calcei JG, Sherman SL, Eliasberg CD, Fernandes TL, Farr J, Lattermann C, Gomoll AH. Algorithm for Treatment of Focal Cartilage Defects of the Knee: Classic and New Procedures. Cartilage. 2021 Dec;13(1_suppl):473S-495S. doi: 10.1177/1947603521993219. Epub 2021 Mar 20. PMID: 33745340; PMCID: PMC8808924.

Luca De Marziani1, Giovanni Di Vico2, Alessandro Di Martino3

1 Clinica Ortopedica e Traumatologica 2, IRCCS Istituto Ortopedico Rizzoli, Bologna.

2 Dipartimento di Chirurgia Ortopedica, Clinica San Michele, Maddaloni.

3 Clinica Ortopedica e Traumatologica 2 e Applied and Translational Research (ATR) center, IRCCS Istituto Ortopedico Rizzoli, Bologna

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