Una capsula ingeribile vibrante potrebbe identificare le pazienti con anoressia nervosa a maggior rischio di ricaduta dopo il recupero ponderale. È quanto emerge da uno studio pubblicato su JAMA Psychiatry, che individua nella ridotta capacità di percepire i segnali gastrici un potenziale biomarcatore prognostico associato alla recidiva della malattia nei mesi successivi alla dimissione.
L'anoressia nervosa è uno dei disturbi psichiatrici con la più elevata mortalità e presenta tassi di recidiva particolarmente elevati anche dopo il raggiungimento di un peso corporeo considerato sano. Fino al 50% dei pazienti può andare incontro a una ricaduta entro un anno dal trattamento. «L’anoressia nervosa presenta uno dei più elevati tassi di mortalità tra tutti i disturbi psichiatrici», ricordano gli autori, sottolineando come il recupero del peso non rappresenti necessariamente un indicatore affidabile di stabilità clinica.
Il dispositivo impiegato nello studio è una capsula ingeribile controllabile a distanza, progettata per generare vibrazioni gastriche a diversa intensità. La tecnologia consente di valutare la capacità di percepire e interpretare i segnali provenienti dallo stomaco. «Le persone con anoressia nervosa hanno dimostrato una minore capacità di rilevare i segnali gastrici rispetto ai soggetti sani», osservano i ricercatori, suggerendo l'esistenza di un'alterazione nella comunicazione tra stomaco e cervello.
L'analisi ha coinvolto 62 donne e ragazze ricoverate per anoressia nervosa dopo il recupero ponderale e 57 controlli sani. Durante il test, i partecipanti dovevano segnalare la percezione delle vibrazioni gastriche generate dalla capsula. Le pazienti sono state successivamente seguite per sei mesi dopo la dimissione. I risultati hanno mostrato una ridotta sensibilità ai segnali gastrici nelle pazienti con anoressia, soprattutto alle basse intensità di stimolazione. Oltre alla ridotta sensibilità agli stimoli gastrici, molte pazienti con anoressia nervosa non si aspettavano di percepire le vibrazioni generate dalla capsula. Secondo gli autori, il dato suggerisce un'alterazione delle comunicazioni stomaco-cervello e dell’interpretazione dei segnali provenienti dall'organismo, confermando il possibile coinvolgimento dell'asse intestino-cervello nella fisiopatologia del disturbo.
Inoltre, una minore capacità di percezione si è associata a un rischio più elevato di recidiva nel follow-up. «Le pazienti che mostravano una percezione più compromessa dei segnali provenienti dallo stomaco risultavano maggiormente esposte al rischio di ricaduta», riportano gli autori.
La capsula vibrante non è al momento destinata all'impiego clinico routinario e saranno necessari ulteriori studi di validazione. Tuttavia, i dati suggeriscono che la valutazione oggettiva dell'asse intestino-cervello possa contribuire all'identificazione precoce dei pazienti a maggiore rischio di recidiva e supportare strategie di follow-up personalizzate. «La possibilità di misurare in modo oggettivo il dialogo tra cervello e stomaco potrebbe offrire uno strumento aggiuntivo per supportare le decisioni terapeutiche», concludono i ricercatori.