Attualità
Epatite B
01/05/2026

Epatite B, dose alla nascita decisiva per completare il ciclo vaccinale nei bambini

Uno studio su oltre 1,1 milioni di bambini negli Usa mostra che chi riceve la dose neonatale contro l’epatite B completa il ciclo entro 18 mesi nel 97,6% dei casi

Le raccomandazioni federali statunitensi sulla vaccinazione contro l’epatite B alla nascita sono state recentemente aggiornate. Studi precedenti avevano già evidenziato che la mancata somministrazione della dose neonatale si associa a una minore probabilità di completare la serie vaccinale tra i 18 e i 36 mesi di vita. L’obiettivo di questa analisi è descrivere l’andamento longitudinale del completamento della serie vaccinale contro l’epatite B entro i 18 mesi, all’interno di una collaborazione multisito, stratificando i risultati in base alla ricezione o meno della dose alla nascita.

Si tratta di uno studio di coorte retrospettivo approvato dal Colorado Multiple Institutional Review Board e dai comitati etici dei centri partecipanti. Sono stati inclusi i bambini nati tra il 1° gennaio 2014 e il 1° aprile 2023 in nove siti geograficamente distinti del Vaccine Safety Datalink (VSD), seguiti fino ai 18 mesi e con almeno un anno di iscrizione continuativa al rispettivo sistema sanitario. In conformità al Common Rule, non è stato richiesto il consenso informato poiché i dati utilizzati erano deidentificati. L’esito primario era il numero di dosi di vaccino contenente antigene dell’epatite B ricevute entro i 18 mesi, fino al giorno precedente il compimento dei 19 mesi (tre dosi considerate come serie completa), con stratificazione in base alla somministrazione della dose entro i primi tre giorni di vita, secondo la definizione del National Immunization Survey. Le covariate registrate comprendevano sesso, anno di nascita, categorie federali aggiornate nel 2024 per razza ed etnia (American Indian o Alaska Native, Asian, Black, Hispanic, Middle Eastern o North African, Native Hawaiian o Other Pacific Islander, White e una categoria “other” definita sulla base della cartella clinica elettronica) e lingua preferita (inglese, spagnolo, vietnamita o cinese). L’inclusione delle categorie razziali ed etniche mirava anche a valutare l’impatto della nuova classificazione Middle Eastern or North African. Sono state calcolate le proporzioni di bambini con da zero a tre o più dosi, con intervalli di confidenza al 95% basati sul metodo di Wald. Le analisi, condotte tra marzo e giugno 2025, sono state eseguite con SAS Enterprise Guide versione 8.3 e riportate secondo le linee guida STROBE.

La coorte comprendeva 1 119 709 bambini, di cui 572 708 maschi (51,1%), 175 966 asiatici (15,7%), 357 471 ispanici (31,9%) e 425 318 bianchi (40,0%). La lingua più frequentemente registrata era l’inglese, parlato da 1 020 450 bambini (91,1%). Complessivamente, 976 072 bambini (87,1%) risultavano completamente vaccinati e 909 376 (81,2%) avevano ricevuto la dose alla nascita. Tra questi ultimi, 887 551 (97,6%) avevano completato la serie entro i 18 mesi. La copertura a tre dosi nei bambini che avevano ricevuto la dose neonatale superava il 97% in tutti gli anni di nascita ed era uniforme tra i diversi gruppi per razza, etnia e lingua preferita.

Il gruppo di 210 333 bambini (18,8%) che non aveva ricevuto la dose alla nascita mostrava invece una copertura a tre dosi in marcato declino: dal 73,2% (IC 95%, 67,0%-67,6%) nel 2014 al 55,3% (IC 95%, 58,8%-60,1%) nel 2023. In assenza della dose neonatale, il completamento della serie risultava più elevato tra i bambini asiatici (84,2%; IC 95%, 83,7%-84,7%) e quelli classificati come Middle Eastern or North African (77,5%; IC 95%, 74,7%-80,1%), nonché tra coloro che preferivano il cinese (89,6%; IC 95%, 85,4%-92,7%) o il vietnamita (88,8%; IC 95%, 83,3%-92,7%). Le coperture più basse si osservavano nei bambini bianchi (66,3%; IC 95%, 66,0%-66,6%) e in quelli con lingua preferita inglese (69,1%; IC 95%, 68,9%-69,3%).

Nel complesso, lo studio evidenzia che tra il 2014 e il 2023, nei siti VSD, la copertura vaccinale a tre dosi entro i 18 mesi è rimasta elevata e omogenea tra i bambini che avevano ricevuto la dose alla nascita. Al contrario, nei bambini che non l’avevano ricevuta, il completamento della serie è diminuito in modo marcato, con differenze rilevanti per razza, etnia e lingua.

La letteratura precedente aveva già associato il rifiuto della dose neonatale a una minore probabilità di completare la serie vaccinale contro l’epatite B e la serie combinata a sette vaccini nella prima infanzia. L’entità delle riduzioni e delle disparità osservate in questa analisi tra i bambini senza dose alla nascita amplia le evidenze disponibili e assume particolare rilevanza in un periodo di cambiamento delle raccomandazioni sulla dose neonatale. Sarà importante, in futuro, monitorare il rifiuto della dose alla nascita come possibile indicatore di esitazione vaccinale e di completamento della serie, oltre a sviluppare strategie basate su prove per migliorare la comunicazione sul vaccino contro l’epatite B con donne in gravidanza e nel periodo post-partum.

Lo studio presenta alcune limitazioni, tra cui la conduzione in sistemi sanitari prevalentemente privati, differenze locali nelle modalità di codifica delle informazioni demografiche, dati mancanti in alcuni siti per razza e lingua e disponibilità limitata di informazioni sulle lingue cinese e vietnamita. Nonostante ciò, i risultati possono offrire elementi utili a decisori, clinici e cittadini nel dibattito sulle raccomandazioni vaccinali contro l’epatite B.

JAMA Netw Open. 2026 Apr 1;9(4):e269962. doi: 10.1001/jamanetworkopen.2026.996
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42030049

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