Raggiunta l’intesa in Conferenza Stato-Regioni sul rinnovo dell’Accordo collettivo nazionale 2022-2024 per i pediatri di libera scelta. Il nuovo contratto prevede un aumento salariale del 5,78% per oltre 6.200 professionisti che assistono circa 6 milioni di bambini e ragazzi tra 0 e 14 anni, con deroghe fino ai 16 anni.
Lo comunica la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, precisando che l’ok definitivo arriva dopo la sottoscrizione dell’ipotesi di accordo, avvenuta il 18 dicembre presso la Sisac, e la certificazione positiva della Corte dei conti.
“Con l’intesa di oggi chiudiamo positivamente la stagione dei rinnovi contrattuali della medicina convenzionata”, dichiara Marco Alparone, presidente del Comitato di settore Regioni-Sanità. “Dopo i medici di medicina generale e gli specialisti ambulatoriali, anche i pediatri possono beneficiare di una cornice contrattuale aggiornata che prevede adeguamenti retributivi, welfare e tutele aggiuntive”.
Secondo quanto riportato nella nota, il nuovo Acn rafforza il ruolo del pediatra di libera scelta all’interno dell’assistenza territoriale, in particolare in relazione allo sviluppo delle Case della comunità e delle Aggregazioni funzionali territoriali (Aft).
“Intendiamo valorizzare la pediatria di famiglia nel sistema sanitario territoriale – aggiunge Alparone – favorendo l’integrazione tra professionisti e servizi e garantendo una risposta di prossimità per la salute dei più piccoli e il supporto alle famiglie”.
“L’intesa raggiunta rappresenta un passaggio importante per i pediatri di famiglia italiani”, dichiara Antonio D’Avino, presidente nazionale della Federazione italiana medici pediatri (Fimp). “Ora è fondamentale tradurre rapidamente questo quadro nella piena operatività, attraverso un’applicazione omogenea a livello regionale, il rafforzamento delle Aggregazioni funzionali territoriali e il concreto coinvolgimento dei pediatri di famiglia nelle Case di comunità”.
“Il rinnovo va considerato come la base per consolidare funzione, integrazione e prospettiva della pediatria di famiglia nel servizio sanitario territoriale”, conclude D’Avino.