Il digiuno intermittente non supera la dieta ipocalorica tradizionale nel favorire il calo ponderale negli adulti in sovrappeso o con obesità. È questa la conclusione di una revisione sistematica con metanalisi pubblicata su Cochrane Database of Systematic Reviews.
La revisione, tra le sintesi più complete in questo campo, ha incluso 22 RCT con 1.995 partecipanti adulti, condotti in setting ambulatoriali in Nord America, Europa (Danimarca, Germania, Norvegia), Cina, Australia e Brasile, e pubblicati tra il 2016 e il 2024. Sono stati valutati tutti i principali schemi di digiuno intermittente: il digiuno a giorni alterni (alternate-day fasting e sua variante modificata), il digiuno periodico (come il protocollo 5:2) e l'alimentazione a finestra temporale ristretta (time-restricted eating). Il follow-up minimo considerato era di sei mesi, con esiti primari che comprendevano perdita di peso, qualità della vita, soddisfazione dei partecipanti, stato diabetico ed eventi avversi.
Confrontato con i consigli dietetici tradizionali, il digiuno intermittente non ha prodotto differenze clinicamente rilevanti in nessuno degli esiti principali. Sulla variazione percentuale del peso, la differenza media osservata è stata di −0,33% su 21 studi con 1.430 partecipanti, con un'evidenza classificata di bassa certezza per rischio di bias. Anche la probabilità di raggiungere una riduzione ≥5% del peso corporeo non è risultata diversa tra i due approcci. Analogamente, qualità della vita ed eventi avversi non hanno mostrato differenze significative.
Anche confrontato con l'assenza di qualsiasi intervento o lista d'attesa, il digiuno intermittente il digiuno intermittente probabilmente determina una differenza minima o nulla nella percentuale di perdita di peso rispetto al basale, senza mai raggiungere la significatività statistica. In questo caso nessuno degli studi inclusi ha riportato dati su soddisfazione dei partecipanti, stato glicemico o misure globali di comorbidità.
Riguardo diabete e comorbidità prese in esame (ipertensione, rischio cardiovascolare, durata della vita…) nessuno studio ha rilevato differenze di rilievo.
Il digiuno intermittente non ha quindi mostrato differenze nel raggiungimento della perdita di peso, senza produrre cambiamenti clinici di rilievo negli altri esiti considerati nella revisione.
Per nutrizionisti, dietologi e dietisti, questa revisione invita a un approccio prudente e personalizzato nella consulenza sul calo ponderale. Medici e pazienti dovrebbero pertanto rivalutare la disponibilità e la predisposizione individuale all'implementazione del digiuno intermittente come strategia terapeutica, tenendo conto della praticabilità e della sostenibilità nel tempo. Gli autori auspicano studi futuri con follow-up superiori ai 12 mesi e con popolazioni più eterogenee, incluse quelle di Paesi a basso e medio reddito.
Il digiuno intermittente può rappresentare un'opzione praticabile per i pazienti che lo trovano più sostenibile rispetto alla restrizione calorica o altre forme di intervento, ma le evidenze attuali non ne giustificano la promozione come strategia superiore. L'entusiasmo mediatico che circonda questi protocolli non trova, allo stato attuale, un adeguato riscontro nelle prove scientifiche.
Matteo Vian