Clinica
Cardiologia
05/03/2026

Imaging cardiaco, radiazioni troppo variabili nei test per coronaropatia. Lo studio

Il quadro che emerge evidenzia la necessità urgente di standardizzazione, formazione e aggiornamento tecnologico per ridurre la dose assorbita dai pazienti

telecardiologia

Un’analisi internazionale condotta nel 2023 documenta un aumento significativo dell’esposizione alle radiazioni nei test diagnostici non invasivi per la coronaropatia (CAD), con differenze marcate tra tecniche, aree geografiche e livelli di reddito dei Paesi. Il quadro che emerge evidenzia la necessità urgente di standardizzazione, formazione e aggiornamento tecnologico per ridurre la dose assorbita dai pazienti.

L’obiettivo dello studio era quantificare le dosi di radiazioni associate ai principali esami non invasivi per la CAD. L’indagine, trasversale e globale, ha incluso 19 302 adulti sottoposti a diagnostica cardiaca in 742 centri distribuiti in 101 Paesi, durante una singola settimana tra ottobre e dicembre 2023. I pazienti sono stati esposti a quattro modalità diagnostiche: tomografia computerizzata per la quantificazione del calcio coronarico (CACS), tomografia a emissione di fotone singolo (SPECT), tomografia a emissione di positroni (PET) e angiografia coronarica con tomografia computerizzata (CCTA). Gli outcome principali erano la dose efficace di radiazioni e la proporzione di centri con una dose mediana pari o inferiore a 9 mSv, soglia raccomandata dalle linee guida.

Tra i 19 302 pazienti, il 44% era costituito da donne e l’età mediana era di 63 anni. Le dosi efficaci variavano ampiamente tra le diverse tecniche: 1,2 mSv per CACS, 2,0 mSv per PET, 6,5 mSv per SPECT e 7,4 mSv per CCTA. Una quota significativamente maggiore di centri di cardiologia nucleare rispetto a quelli che eseguivano CCTA (81% contro 56%) e una percentuale più elevata di pazienti sottoposti a imaging nucleare rispetto alla CCTA (79% contro 56%) raggiungevano una dose mediana pari o inferiore a 9 mSv. Le differenze geografiche erano rilevanti: le dosi più basse si registravano in Europa occidentale, mentre quelle più elevate provenivano dall’America Latina per la cardiologia nucleare e dall’Africa per la CCTA, dove la mediana raggiungeva 25,2 mSv. L’analisi di regressione mostrava una relazione inversa tra livello di reddito nazionale e dose assorbita: nei Paesi a basso e medio reddito la dose risultava superiore del 20% per la cardiologia nucleare e fino al 96% per la CCTA rispetto ai Paesi ad alto reddito. Una variabilità significativa persisteva anche all’interno delle singole fasce di reddito e delle regioni.

Le conclusioni sottolineano che, in un contesto di crescente prevalenza globale della CAD, la forte eterogeneità delle dosi di radiazioni rappresenta un problema di salute pubblica. L’adozione di protocolli standardizzati, la formazione degli operatori e l’aggiornamento delle apparecchiature emergono come interventi prioritari per ridurre l’esposizione, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito e nei contesti in cui la CCTA è ampiamente utilizzata. Migliorare la qualità e la sicurezza della diagnostica cardiaca non invasiva costituisce un’opportunità concreta per ottimizzare la cura dei pazienti a livello mondiale.

JAMA. 2026 Feb 25:e260703. doi: 10.1001/jama.2026.0703. Epub ahead of print.

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41739468/ 

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