La protezione cardiovascolare offerta da semaglutide non passa solo attraverso la perdita di peso. È questo il dato più rilevante che emerge da un'analisi del trial SELECT, pubblicata su The Lancet, che ha esaminato il ruolo dell'adiposità basale e delle variazioni ponderali indotte dal trattamento sul rischio di eventi cardiovascolari maggiori (MACE) in adulti in sovrappeso od obesi.
L'obesità contribuisce al rischio cardiovascolare attraverso stress emodinamico, disfunzione metabolica e infiammazione cronica, con l'adiposità viscerale particolarmente coinvolta per i suoi effetti pro-infiammatori e metabolici. I trial sui GLP-1 RA avevano coinvolto prevalentemente pazienti diabetici, rendendo difficile separare il beneficio cardiovascolare dall'effetto ipoglicemizzante.
SELECT, trial randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo e condotto in 41 Paesi, ha in parte colmato questa lacuna, arruolando individui in sovrappeso od obesi con malattia cardiovascolare ma senza diabete. I 17.604 partecipanti sono stati randomizzati a semaglutide sottocutanea una volta a settimana (dose target 2,4 mg) o placebo, in aggiunta a terapia cardiovascolare standard. L'endpoint era il tempo al primo MACE, definito come morte cardiovascolare, infarto miocardico non fatale o ictus non fatale.
L'analisi ha valutato le associazioni tra adiposità basale e rischio di MACE esaminando come le variazioni precoci (settimana 20) e a lungo termine (settimana 104) di peso e circonferenza vita predicessero i successivi eventi cardiovascolari.
Semaglutide ha ridotto significativamente il rischio di MACE rispetto al placebo in modo uniforme, indipendentemente dal peso o dalla circonferenza vita di partenza. Un dato già di per sé rilevante: il farmaco protegge il cuore anche nei pazienti meno obesi, senza che l'entità dell'adiposità basale condizioni il beneficio.
Semaglutide ha ridotto significativamente il rischio di MACE in modo uniforme, indipendentemente dal peso o dalla circonferenza vita di partenza: il farmaco protegge il cuore anche nei pazienti meno obesi. A 20 settimane aveva già prodotto riduzioni nettamente superiori al placebo, sia del peso corporeo (–6,4%) sia della circonferenza vita (–5,0 cm). Tuttavia, chi aveva perso più peso nelle prime settimane non mostrava un rischio cardiovascolare successivo più basso. Nel gruppo placebo, una perdita di peso precoce più marcata era addirittura associata a un rischio più elevato, fatto che riflette spesso una perdita di peso involontaria, spia di una malattia sottostante.
Diverso il ruolo della circonferenza vita: la sua riduzione nelle prime 20 settimane si associava a un rischio CV inferiore nei mesi successivi, in modo più consistente rispetto al calo ponderale. A due anni di follow-up, la riduzione della circonferenza vita risultava associata a una minore incidenza di eventi in modo più consistente rispetto al semplice calo ponderale. L'analisi ha quantificato questo contributo in circa un terzo del beneficio cardiovascolare totale di semaglutide. I restanti due terzi rimangono non spiegati dalle modificazioni dell'adiposità.