Uno studio multicentrico internazionale ha consentito di identificare molto precocemente, attraverso l'ecografia polmonare, i bambini che evolvono verso la displasia broncopolmonare (BPD) grave, aprendo la strada a un trattamento personalizzato e tempestivo.
La displasia broncopolmonare (BPD), nota anche come malattia polmonare cronica del prematuro, rappresenta la più comune e grave complicanza respiratoria della prematurità. Ancora orfana di prevenzione e terapie efficaci, anche se alcuni farmaci sono in avanzata sperimentazione, non era possibile finora identificare quali neonati evolvessero verso le forme più gravi della malattia e le loro caratteristiche, prima che fosse "troppo tardi" e il danno polmonare già instaurato.
Lo studio, pubblicato su Lancet Regional Health Europe, è uno dei risultati della collaborazione siglata nel 2021 tra la rettrice Daniela Mapelli dell'Università di Padova e la rettrice dell'Università Paris-Saclay di Parigi. Si tratta di un accordo nell'ambito di un trattato del Quirinale tra Italia e Francia, per la promozione di progetti congiunti di ricerca clinica e traslazionale e lo scambio fra le università di giovani neonatologi.
La ricerca è stata coordinata da Daniele De Luca, Ordinario di Neonatologia all'Università Paris Saclay, ed Eugenio Baraldi, Ordinario di Pediatria all'Università di Padova, con la partecipazione di centri spagnoli, francesi e italiani.
Lo studio ha coinvolto quasi 250 estremi prematuri con peso medio di 940 grammi. L'aspetto innovativo della ricerca risiede nella possibilità di utilizzare strumenti diagnostici semplici e non invasivi per la stratificazione precoce del rischio.
Tra i nati prematuri, coloro che hanno sviluppato BPD grave mostravano un'aerazione polmonare all'ecografia polmonare e parametri di ossigenazione alterati fin dal decimo giorno di vita e l'aerazione polmonare mostrava un peggioramento costante nel tempo.
"Abbiamo misurato parametri facilmente rilevabili al letto del neonato, in forma non invasiva e consentono di capire già dal decimo giorno di vita chi andrà incontro alla forma più grave della patologia", commenta il dott. Luca Bonadies, co-autore della ricerca.
Questa capacità di identificazione precoce assume particolare rilevanza considerando che oggi vi sono due farmaci (IGF1 e r-hu-SPD) attualmente in fase avanzata di sperimentazione clinica da parte dei professori De Luca a Parigi e dal prof. Baraldi e dott. Bonadies presso la neonatologia a Padova. Il loro utilizzo nella pratica clinica potrebbe essere guidato dall'ecografia polmonare che permetterebbe di selezionare precocemente i neonati che possono beneficiarne maggiormente.
Il prof. Baraldi coordina anche lo studio di fase I con vescicole extra-cellulari, che rappresenta una forma terapeutica ancora più innovativa per la prevenzione della BPD messa a punto presso la Torre della Ricerca Pediatrica "Città della Speranza" in collaborazione con il gruppo di ricerca del prof. Maurizio Muraca.
Gli sforzi della ricerca sono quindi tutti diretti verso un trattamento il più precoce e personalizzato possibile della BPD, con lo scopo di migliorarne la prognosi a lungo termine.