Attualità
Oncologia
27/01/2026

Tumori fegato, aumentano casi tra gli under 40 per abuso di anabolizzanti

Sotto accusa l’abuso di steroidi anabolizzanti negli ambienti sportivi amatoriali: “Rischi reali anche in soggetti giovani e sani”

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Crescono i casi di tumore al fegato in pazienti giovani, spesso sotto i 40 anni, senza i tradizionali fattori di rischio come epatiti virali, cirrosi o abuso di alcol. A lanciare l’allarme sono i medici dell’Istituto nazionale tumori IRCCS “Fondazione Pascale” di Napoli, che richiamano l’attenzione sugli effetti dell’uso improprio e prolungato di steroidi anabolizzanti, sempre più diffusi anche negli ambienti sportivi non professionistici. Negli ultimi anni, spiegano gli specialisti, si è osservato un aumento di diagnosi di tumore epatico in soggetti giovani e apparentemente sani, con un profilo clinico che fa sospettare un legame con il ricorso a sostanze dopanti. L’assunzione cronica di anabolizzanti, soprattutto ad alte dosi e per cicli ripetuti nel tempo, può infatti causare gravi danni al fegato, favorendo la comparsa di adenomi epatici e, in alcuni casi, la loro trasformazione in forme maligne.

A chiarire il quadro è Francesco Izzo, direttore della Struttura complessa di Chirurgia epatobiliare del Pascale: «Questi farmaci alterano profondamente i meccanismi di rigenerazione cellulare e possono innescare processi tumorali anche in soggetti giovani e apparentemente sani. Anche se lo sviluppo di un cancro è raro, gli effetti tossici sul fegato sono ben documentati e il rischio di una trasformazione maligna è reale, soprattutto con un uso prolungato e non controllato». Izzo sottolinea inoltre come il continuo cambiamento dei farmaci e dei metodi di doping, pensati per eludere i controlli, renda ancora più pericolosa la loro assunzione, perché non consente di valutarne adeguatamente gli effetti né nel breve né nel lungo periodo. Dal punto di vista epidemiologico, l’assunzione di testosterone, ormone della crescita e sostanze analoghe è associata anche a un aumento del rischio di tumori della prostata e dei testicoli, oltre che del tumore primitivo del fegato. Un fenomeno che riguarda in particolare discipline in cui è richiesta forza fisica e che si manifesta soprattutto negli ambienti sportivi amatoriali, dove l’uso di anabolizzanti viene spesso sottovalutato o percepito come una scorciatoia per migliorare prestazioni ed estetica.

I clinici segnalano inoltre che molti pazienti arrivano alla diagnosi in fase avanzata, dopo aver ignorato sintomi iniziali come stanchezza persistente, dolore addominale o alterazioni degli esami epatici. «Non siamo di fronte a una nuova emergenza sanitaria – precisa Izzo – ma è evidente la necessità di un intervento deciso sul piano della prevenzione e dell’informazione, soprattutto tra i più giovani. Informare correttamente è fondamentale per promuovere uno sport sano e sicuro». Un impegno ribadito anche dal direttore generale del Pascale, Maurizio di Mauro, che sottolinea il ruolo della prevenzione: «La salute si tutela prima di tutto attraverso l’informazione e la consapevolezza. Il nostro istituto è da sempre in prima linea nella promozione di corretti stili di vita e nell’educazione dei giovani a scelte responsabili». Gli esperti invocano campagne mirate nelle palestre, nelle scuole e negli ambienti sportivi per contrastare la diffusione del doping e riportare al centro i rischi reali legati all’uso improprio di farmaci e sostanze illegali, inclusi tumori potenzialmente letali che possono compromettere in modo irreversibile qualità e aspettativa di vita.

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