Uno studio dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, pubblicato su Frontiers in Immunology, ha analizzato in modelli sperimentali i meccanismi con cui l’aspirina può modificare la struttura della proteina Spike di Sars-CoV-2, riducendone la capacità di legarsi al recettore Ace2 sulle cellule epiteliali.
“Il nostro lavoro ha dimostrato che concentrazioni di aspirina paragonabili a quelle che si raggiungono nell’uomo inducono modificazioni strutturali sulla proteina Spike di Sars-CoV-2, che limitano la sua capacità di legarsi al recettore Ace2 sulle cellule epiteliali”, spiega Luca Perico, primo autore dello studio.
Le osservazioni sono state condotte in cellule in coltura e in modelli sperimentali. In questi sistemi, l’aspirina ha mostrato una riduzione del danno polmonare, della fibrosi e dell’infiammazione indotte dalla proteina Spike. “Queste osservazioni sono state fatte in cellule in coltura e in modelli sperimentali, nei quali si è potuto documentare che l’aspirina riduce il danno polmonare, la fibrosi e l’infiammazione indotte dalla proteina Spike di Sars-CoV-2”, sottolinea Ariela Benigni, coordinatore delle ricerche della sede di Bergamo e Ranica del Mario Negri.
Il nuovo lavoro si inserisce in una linea di ricerca avviata durante le fasi più critiche della pandemia. Studi precedenti del Mario Negri, pubblicati tra il 2021 e il 2023 su eClinicalMedicine, Frontiers in Medicine e The Lancet Infectious Diseases, avevano suggerito che l’impiego tempestivo di farmaci antinfiammatori non steroidei, inclusa l’aspirina, potesse essere associato a una riduzione delle manifestazioni di malattia grave e del ricorso all’ospedale. L’importanza degli antinfiammatori nelle fasi precoci delle malattie respiratorie è stata inoltre richiamata da uno studio indipendente pubblicato nel 2024.
Nel lavoro pubblicato su Frontiers in Immunology, i ricercatori hanno esaminato in modo specifico i meccanismi molecolari dell’interazione tra aspirina e proteina Spike, la struttura che consente al virus di legarsi alle cellule dell’ospite. L’analisi si concentra sulle modificazioni indotte dall’aspirina sulla Spike e sulle conseguenze di tali cambiamenti sulla capacità di legame con Ace2.
Dal punto di vista clinico, gli autori richiamano comunque la necessità di prudenza. “Gli antinfiammatori non steroidei andrebbero assunti nelle prime fasi dell’infezione da Sars-CoV-2, seguendo comunque il consiglio del medico e mai in regime di autoprescrizione”, osserva Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Irccs.
Lo studio non fornisce indicazioni operative sull’uso clinico dell’aspirina nei pazienti con Covid, ma contribuisce a chiarire i possibili meccanismi biologici alla base degli effetti osservati in ambito sperimentale.