Per l’area gravidanza e parto, il Programma nazionale esiti 2025 segnala progressi complessivi, ma anche persistenti differenze tra le regioni italiane. I tagli cesarei primari sono diminuiti dal 25% nel 2015 al 22% nel 2024, avvicinandosi gradualmente agli standard raccomandati, ma con una netta spaccatura Nord-Sud: le regioni settentrionali risultano più vicine al valore di riferimento dell’Organizzazione mondiale della sanità (circa il 15%), mentre al Sud i valori mediani restano spesso superiori al 25%. Agenas sottolinea che il ricorso al cesareo è minore nelle strutture pubbliche e in quelle ad alto volume.
L’uso dell’episiotomia si è più che dimezzato in un anno, passando dal 24% nel 2023 al 9% nel 2024, in linea con le raccomandazioni per un impiego più selettivo di questa procedura. Il rapporto indica che 53 ospedali, valutati tramite 4 indicatori, hanno raggiunto un livello molto alto di qualità nell’area gravidanza e parto.
Considerando l’insieme delle 374 strutture valutate per gravidanza e parto, il 38% mostra standard alti o molto alti, il 40,6% valori medi e il 21,4% livelli bassi o molto bassi. I dati confermano quindi una tendenza al miglioramento degli indicatori materno-infantili, ma anche la necessità di interventi mirati nelle regioni con maggiore ricorso a taglio cesareo e minore aderenza agli standard di qualità ostetrica.