In Italia il 4,5% dei bambini nati nel 2023 è venuto al mondo grazie alla procreazione medicalmente assistita. Secondo l’ultima relazione del Ministero della Salute al Parlamento, nello stesso anno sono stati eseguiti 112.804 cicli di PMA su 89.870 coppie trattate, con 17.235 nati vivi su 379.890 nascite complessive. I dati saranno al centro del 9° Congresso nazionale della Società Italiana della Riproduzione Umana (SIRU), in programma dal 16 aprile a Siena con il titolo “Medicina della Riproduzione 4.0”.
La relazione segnala inoltre che la prevalenza dell’infertilità di coppia in Italia si attesta al 12,6%, con un impatto clinico stimato sul 17,5% delle coppie. L’età media delle pazienti sottoposte a PMA resta vicina ai 37 anni, circa due anni oltre la media europea indicata a 35 anni, elemento che incide sui tassi di successo dei trattamenti.
Durante il congresso, SIRU e CECOS Italia presenteranno infoinfertilita.it, portale informativo sviluppato in risposta alle recenti raccomandazioni dell’World Health Organization sulla comunicazione in ambito riproduttivo. I contenuti, riferiscono i promotori, riguardano cause dell’infertilità, diagnosi, opzioni terapeutiche, impatto psicologico e quadro normativo, compreso l’aggiornamento sull’entrata in vigore dei Livelli essenziali di assistenza nel gennaio 2025. Il sito comprende anche una sezione dedicata all’accesso ai trattamenti tramite Servizio sanitario nazionale e un modulo di consulenza specialistica.
“Con infoinfertilita.it vogliamo colmare un vuoto informativo che per troppo tempo ha lasciato spazio a confusione, falsi miti e aspettative irrealistiche”, hanno dichiarato Antonino Guglielmino, fondatore SIRU, e Adolfo Allegra, presidente CECOS.
Tra i temi scientifici annunciati figura la crescita della PMA con donazione di gameti. I nati da tecniche eterologhe sono passati da 1.457 nel 2016 a 4.326 nel 2023. Uno studio preliminare dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, coordinato dalla psicologa Chiara Fusco, su 159 genitori con figli nati da PMA eterologa, rileva che il 29,6% ha già avviato la comunicazione ai figli delle modalità di concepimento, mentre il 52,8% dichiara l’intenzione di farlo.
Il programma comprende inoltre sessioni su modelli in vitro 3D per lo studio del dialogo materno-embrionale, cellule staminali germinali in medicina rigenerativa, in collaborazione con il Karolinska Institutet, e riproduzione in ambiente a microgravità.
Una sessione sarà dedicata anche all’impatto dell’obesità sulla fertilità. Secondo quanto riferito dagli organizzatori, la condizione interessa circa il 50% dei pazienti obesi di entrambi i sessi con alterazioni della funzione riproduttiva documentate. Nelle donne con obesità il rischio di infertilità e complicanze ostetriche può triplicare rispetto alle pazienti normopeso. “Negli uomini il dimagrimento può contribuire alla remissione dell’ipogonadismo metabolico e al miglioramento della funzione testicolare; nelle donne si osservano effetti positivi sul profilo ovulatorio e sulla riserva ovarica”, ha dichiarato Sandro La Vignera, ordinario di Endocrinologia all’Università degli Studi di Catania.