Secondo quanto pubblicato su “JAMA”, lo screening sequenziale per l’ipercolesterolemia familiare eterozigote (FH) nei bambini di 10 anni o nei giovani adulti di 18 anni, pur risultando clinicamente efficace nel ridurre gli eventi cardiovascolari, non è risultato costo-efficace rispetto alla pratica clinica abituale. L’analisi, condotta mediante il CVD Policy Model, ha simulato gli esiti sanitari ed economici a lungo termine per una coorte ipotetica di 4,2 milioni di bambini statunitensi di 10 anni, valutando l’impatto dello screening lipidico seguito da test genetico in caso di livelli elevati di colesterolo LDL.
L’ipercolesterolemia familiare eterozigote è una condizione genetica che comporta un aumento persistente del colesterolo LDL e un conseguente incremento del rischio cardiovascolare lungo tutto l’arco della vita. Tuttavia, la maggior parte dei soggetti affetti non riceve una diagnosi tempestiva, rendendo lo screening precoce una potenziale strategia per ridurre il carico di malattia cardiovascolare.
Lo studio ha utilizzato un modello di simulazione a eventi discreti, validato e basato sui dati del National Health and Nutrition Examination Survey, per stimare gli esiti clinici ed economici dal punto di vista del sistema sanitario. Il modello ha integrato caratteristiche individuali, processi assistenziali e probabilità di eventi cardiovascolari (infarto miocardico o ictus), nonché la sopravvivenza, utilizzando dati provenienti da fonti nazionali, studi clinici, coorti longitudinali e letteratura scientifica.
La strategia di cura abituale considerava esclusivamente il dosaggio lipidico opportunistico e il trattamento guidato dai livelli di colesterolo LDL e dal rischio cardiovascolare. Le strategie di screening sequenziale, aggiunte alla cura abituale, prevedevano il dosaggio lipidico a 10 o 18 anni, seguito da test genetico nei soggetti con livelli di LDL-C pari o superiori a 130, 160 o 190 mg/dL.
Nello scenario di cura abituale, il modello ha stimato 3.118.000 eventi cardiovascolari nel corso della vita, di cui 16.182 tra i soggetti con ipercolesterolemia familiare. L’introduzione dello screening sequenziale in età pediatrica avrebbe potuto prevenire tra 1385 e 1820 eventi cardiovascolari, mentre lo screening a 18 anni avrebbe evitato tra 1154 e 1448 eventi. In entrambi i casi, la riduzione complessiva degli eventi nella popolazione risultava inferiore allo 0,1%.
Tuttavia, nessuna delle strategie di screening valutate ha raggiunto la soglia di costo-efficacia, fissata a 100.000 dollari per anno di vita aggiustato per la qualità (QALY) guadagnato. La strategia più favorevole, ovvero lo screening a 18 anni con soglia di LDL-C pari o superiore a 190 mg/dL, ha mostrato un rapporto incrementale di costo-efficacia pari a 289.700 dollari per QALY guadagnato.
Lo screening sequenziale potrebbe diventare costo-efficace solo in presenza di ipotesi altamente ottimistiche, quali un incremento sostanziale del monitoraggio lipidico e dell’adozione di interventi sullo stile di vita per tutta la durata della vita, anche nei soggetti con dislipidemie non dovute a ipercolesterolemia familiare. In tal caso, il beneficio clinico si estenderebbe oltre i soggetti con diagnosi genetica di FH, coinvolgendo una quota più ampia della popolazione con alterazioni lipidiche.
In conclusione, sebbene lo screening sequenziale per l’ipercolesterolemia familiare in età pediatrica o nella prima età adulta possa contribuire alla riduzione degli eventi cardiovascolari, l’analisi condotta ha evidenziato che, nelle condizioni attuali, tale strategia non risulta sostenibile dal punto di vista economico. Solo un cambiamento sistemico nella gestione a lungo termine dei soggetti con dislipidemia potrebbe modificarne il rapporto rischio/beneficio in termini di costo-efficacia.
JAMA. 2025 Nov 9:e2520648. doi: 10.1001/jama.2025.20648.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41206967/