Uno studio pubblicato su Nature Medicine suggerisce che anche solo un modesto incremento dell’attività fisica – da 3.000 a 7.500 passi quotidiani – si associa a un rallentamento marcato del declino cognitivo nelle persone ad alto rischio di malattia di Alzheimer.
In Europa si stima che l’Alzheimer rappresenti il 54% di tutte le demenze con una prevalenza nella popolazione ultrasessantacinquenne del 4,4%. L'Italia è una delle nazioni con più casi in Europa, a causa dell'invecchiamento della popolazione e della conseguente prevalenza della malattia. Le stime attuali indicano che l'Italia conta circa 1,3 milioni di malati di demenza, di cui una larga maggioranza soffre di Alzheimer.
I dati indicano che quasi la metà dei casi di Alzheimer in tutto il mondo sia attribuibile a fattori di rischio modificabili. La sedentarietà, in particolare, gioca un ruolo di primo piano negli Stati Uniti e in Europa, ma finora mancavano prove dirette sul legame con la progressione della patologia in fase preclinica. Questo studio fornisce evidenze oggettive che un livello anche modesto di attività quotidiana può modulare la traiettoria della malattia, in particolare nei soggetti con elevati livelli di amiloide.
I ricercatori hanno analizzato i dati di 296 partecipanti cognitivamente sani, di età compresa tra 50 e 90 anni, arruolati nell’Harvard Aging Brain Study. All’inizio del follow-up, la presenza di beta-amiloide nel cervello, la proteina principalmente implicata nella patogenesi dell’Alzheimer, è stata valutata tramite PET, mentre l’attività fisica è stata misurata oggettivamente con contapassi indossabili.
I partecipanti sono stati monitorati per un periodo medio di 9,3 anni, con valutazioni cognitive e funzionali annuali.
L’analisi ha evidenziato che chi camminava tra 3.000-5.000 passi al giorno mostrava un declino cognitivo ritardato di circa tre anni rispetto ai soggetti sedentari, arrivando a un rallentamento pari a circa sette anni per chi percorreva tra 5mila e 7.500 passi al giorno. L’effetto non è apparso legato a un rallentamento nell’accumulo di amiloide, bensì a una maggiore lentezza nell’accumulo della proteina tau, nella regione temporale inferiore, un fattore direttamente associato alla degenerazione neuronale e al declino cognitivo.
L’effetto protettivo ha mostrato una relazione dose-risposta, con un plateau oltre i 7.500 passi/die: un dato che suggerisce come obiettivi moderati e realistici possano già garantire benefici cognitivi tangibili.
In sintesi, lo studio evidenzia come basti un livello moderato e costante di attività fisica per avere un effetto potenzialmente protettivo per gli anziani a rischio di Alzheimer.
Gli autori sottolineano tuttavia che si tratta di uno studio osservazionale, che non consente di stabilire un rapporto causale. L’attività fisica è stata misurata solo al basale e i partecipanti erano privi di deficit cognitivi, per cui i risultati non sono automaticamente estendibili a persone già affette da demenza. Saranno necessari studi clinici prospettici per verificare se incrementare il movimento quotidiano possa effettivamente modificare il decorso biologico e clinico della malattia.
Matteo Vian