Ogni aumento di cinque punti percentuali della copertura arborea urbana è associato a un miglioramento della qualità dell’aria (–2,8% PM2,5; –1,4% NO₂; –1,2% O₃ estivo) e a circa 4.727 decessi prevenibili l’anno nelle 744 città europee analizzate. È quanto indica uno studio pubblicato su The Lancet Planetary Health, che stima anche 11.974 morti evitate ogni anno se ogni città raggiungesse il 30% di copertura di chioma.
Lo studio, a firma di Pierre Sicard (Acri-ST) con Ionuţ-Silviu Pascu, Stefan Petrea, Stefan Leca, Alessandra De Marco e Elena Paoletti, ha condotto una valutazione d’impatto sanitario integrata su trentasei Paesi europei, considerando PM2,5, NO₂ e ozono troposferico. Analisi a scala cittadina, serie storiche 2000-2019 e modelli lineari a effetti misti hanno quantificato l’associazione tra copertura arborea media e inquinanti, quindi la quota di mortalità attribuibile e potenzialmente prevenibile.
Tra 2000 e 2019 la copertura di chioma è aumentata in media di 0,76 punti percentuali e la mortalità attribuibile all’inquinamento è calata del 3,39% annuo nelle aree urbane considerate. Nel 2019 circa un quarto della popolazione urbana viveva in aree con oltre 30% di copertura. Portare ogni città a quel livello, secondo le stime, ridurrebbe l’insieme dei decessi da PM2,5, NO₂ e O₃ dell’8,9%. La riduzione media per un incremento di cinque punti di chioma si traduce in benefici tangibili anche dove i livelli di base sono elevati.
L’analisi conferma differenze geografiche: i tassi più alti di mortalità attribuibile si osservano nell’Europa meridionale ed orientale, i più bassi nel Nord. Un’ipotetica assenza di alberi incrementerebbe i decessi di 8,2 per 100.000 abitanti, mentre l’aumento della chioma a 30% li ridurrebbe di 9,5 per 100.000 (medie su scala Paese).
Nel quadro delle evidenze richiamate dagli autori, l’accesso e la vista del verde si associano a migliore salute mentale, riduzione dello stress e minore consumo di farmaci; livelli di chioma ≥30% si collegano a minor rischio di demenza, a migliore benessere psicologico e a esiti cardiovascolari più favorevoli. In ottica clinica e di sanità pubblica, l’aumento della copertura arborea integra strategie di controllo delle emissioni con potenziali ricadute sulla salute del cervello lungo tutto l’arco di vita.
Confini urbani omogenei a 1 km², stime di concentrazione da telerilevamento, modelli chimico-trasportistici e dati a terra; calcolo del burden con funzioni di rischio OMS per mortalità non accidentale (tutte le età). La copertura arborea è derivata da serie Landsat ad alta risoluzione, considerando alberi ≥3 m.