I risultati dello studio multicentrico cinese guidato da Jiajun Zhao, del Dipartimento di Endocrinologia presso l’Ospedale Centrale affiliato alla Prima Università Medica di Shandong, a Jinan, mettono in discussione l’approccio standardizzato agli intervalli di riferimento per la funzione tiroidea, evidenziando la necessità di criteri specifici per età, sesso ed etnia. L'analisi ha rivelato che i limiti diagnostici attualmente utilizzati portano a una sovrastima della prevalenza di ipotiroidismo e ipertiroidismo subclinici, con una significativa percentuale di soggetti riclassificati come normali applicando nuovi parametri distinti per sottogruppi demografici.
La pratica clinica corrente definisce gli intervalli di riferimento per la funzione tiroidea con un criterio uniforme, senza considerare le variazioni che intervengono in base a età, sesso ed etnia. Lo studio mirava a identificare intervalli specifici per questi fattori e a valutare in che modo tali nuovi criteri modificassero la classificazione dei pazienti rispetto ai parametri attuali.
L’indagine ha analizzato dati trasversali provenienti da due grandi coorti: la U.S. NHANES (National Health and Nutrition Examination Survey), comprendente 8308 partecipanti dai 20 anni in su, e un database cinese di controlli sanitari di routine effettuati in 49 ospedali in 10 province, con 314302 soggetti di età pari o superiore a 18 anni.
Gli intervalli di riferimento sono stati determinati stabilendo i valori degli indicatori diagnostici dal 2,5° percentile (limite inferiore) al 97,5° percentile (limite superiore) per sottogruppi suddivisi per età, sesso ed etnia.
Negli 8308 partecipanti della coorte statunitense, il livello del TSH al 97,5° percentile aumentava con l’età, mentre il triiodotironina totale (TT3) diminuiva e la tiroxina totale (TT4) rimaneva stabile. Le donne presentavano valori di TT4 più elevati, e i soggetti di etnia bianca mostravano livelli più alti di TSH rispetto ad altri gruppi. Utilizzando i criteri attuali, la prevalenza dell’ipotiroidismo subclinico cresceva dal 2,4% nei soggetti tra i 20 e i 29 anni fino al 5,9% negli individui di 70 anni e oltre. Tuttavia, l’applicazione di intervalli di riferimento specifici per età, sesso ed etnia ha determinato una riclassificazione del 48,5% dei pazienti con ipotiroidismo subclinico come normali, con una maggiore correzione tra donne e individui di etnia bianca. Analogamente, il 31,2% dei soggetti precedentemente classificati come affetti da ipertiroidismo subclinico sono stati riclassificati come normali, in particolare donne, persone di etnia nera e ispanica. I risultati osservati nei partecipanti cinesi erano in larga parte analoghi a quelli registrati nella coorte statunitense.
Questi risultati hanno importanti implicazioni cliniche. L’applicazione di intervalli di riferimento specifici per età, sesso ed etnia potrebbe ridurre il rischio di diagnosi errate o di trattamenti non necessari, evitando la prescrizione impropria di terapia ormonale sostitutiva o il monitoraggio eccessivo di condizioni che in realtà rientrano nei limiti fisiologici di ogni sottogruppo. Come sottolineano gli autori, l’adozione di intervalli di riferimento più accurati migliorerebbe la gestione clinica delle malattie tiroidee, permettendo di distinguere con maggiore precisione i veri casi patologici dalle variazioni normali legate ai fattori demografici. Inoltre, la revisione dei criteri diagnostici potrebbe influenzare le strategie di screening e prevenzione, favorendo un approccio più mirato nei gruppi a maggiore rischio e ottimizzando l’allocazione delle risorse sanitarie.
Tra i limiti dello studio, va considerata la natura trasversale dei dati e il numero relativamente ridotto di soggetti in alcune sottopopolazioni. Tuttavia, le conclusioni ottenute suggeriscono una revisione dei criteri diagnostici per le malattie tiroidee, promuovendo un approccio più preciso che tenga conto delle variazioni fisiologiche legate all’età, al sesso e all’origine etnica.
Arturo Zenorini
Ann Intern Med 2025 May 6. doi: 10.7326/ANNALS-24-01559. Epub ahead of print.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40324200/