La condivisione di una predisposizione genetica e di meccanismi di autoimmunità organo-specifica rende celiachia e patologie endocrine autoimmuni frequentemente comorbide, con un sommerso diagnostico ancora ampio e ricadute dirette sulla gestione terapeutica. È il messaggio clinico che l’AME (Associazione Medici Endocrinologi) lancia in occasione della Giornata Mondiale degli Ormoni, promossa dalla European Society of Endocrinology (ESE). In Italia si stimano circa 280.000 diagnosi di celiachia, ma la prevalenza reale è verosimilmente superiore, con una quota significativa di forme silenti o paucisintomatiche non ancora identificate. La celiachia non è una patologia a localizzazione esclusivamente intestinale: la risposta immunitaria alterata che ne è alla base può coinvolgere le ghiandole endocrine, determinando o aggravando disfunzioni ormonali attraverso meccanismi di autoimmunità crociata.
Le associazioni clinicamente più rilevanti riguardano le tiroiditi autoimmuni, la cui frequenza nei pazienti celiaci è fino a tre-quattro volte superiore rispetto alla popolazione generale, il diabete mellito di tipo 1 — in cui la prevalenza di celiachia raggiunge il 3-12% e circa un paziente su dieci risulta affetto da entrambe le condizioni — e l'insufficienza surrenalica autoimmune, con un rischio fino a undici volte superiore. La relazione è bidirezionale: i pazienti con patologia endocrina autoimmune presentano a loro volta una maggiore probabilità di sviluppare celiachia, spesso in forma clinicamente silente. Un elemento di particolare rilevanza pratica è l'interferenza della celiachia non diagnosticata sull'assorbimento intestinale dei farmaci e dei micronutrienti essenziali. Nei pazienti in terapia ormonale sostitutiva o con ipoglicemizzanti orali, una malassorbimento subclinico può compromettere l'efficacia del trattamento e alterare l'equilibrio metabolico complessivo, rendendo difficoltosa la titolazione della terapia e l'interpretazione dei valori di laboratorio.
In occasione della Giornata Mondiale degli Ormoni, AME raccomanda un approccio diagnostico integrato: nei pazienti celiaci è indicata una valutazione endocrinologica mirata alla ricerca di condizioni autoimmuni associate; nei pazienti con patologia endocrina autoimmune accertata è opportuno considerare lo screening sierologico per celiachia, anche in assenza di sintomatologia gastrointestinale evidente. La collaborazione multidisciplinare tra gastroenterologo ed endocrinologo rimane lo strumento più efficace per ridurre il ritardo diagnostico e ottimizzare i percorsi terapeutici.