La prevalenza globale della sindrome metabolica (MetS) è più che raddoppiata nell'arco di 23 anni, raggiungendo nel 2023 una dimensione epidemica con oltre 1,54 miliardi di adulti affetti in tutto il mondo. È quanto emerge da un'ampia revisione sistematica pubblicata su Nature Communications.
La MetS rappresenta uno strumento rilevante per identificare i soggetti ad alto rischio di diabete tipo 2, malattie cardiovascolari, malattia renale cronica, alcune neoplasie e morte precoce. La condizione accelera la progressione delle malattie e ne complica la gestione rispetto ai fattori isolati. I singoli componenti della MetS figurano tra le principali cause di mortalità e anni di vita persi per disabilità (DALY) a livello mondiale, con la sola ipertensione arteriosa responsabile di oltre 10 milioni di decessi e 218 milioni di DALY.
I ricercatori hanno condotto una revisione sistematica combinata con modellazione bayesiana per stimare la prevalenza della MetS relativi a oltre 45,5 milioni di adulti dal 2000 al 2023 in 198 paesi e territori, raggruppati in 21 regioni e nove super-regioni in base alla prossimità geografica e al reddito nazionale. I paesi erano stratificati in base al livello di reddito e alla urbanità, suddivisi in quattro quartili.
La definizione adottata è stata la Joint Interim Statement (JIS), che richiede la presenza di almeno 3 dei 5 componenti: glicemia a digiuno elevata, pressione arteriosa aumentata, trigliceridi elevati, colesterolo HDL ridotto e obesità centrale. I modelli hanno incorporato covariate annuali time-varying quali distribuzione per età, PIL pro capite e grado di urbanizzazione.
Tra il 2000 e il 2023, la prevalenza è salita dal 14,7% al 31,0% nelle donne e dal 9,0% al 25,7% negli uomini. In termini assoluti, nel 2023 risultavano affetti da MetS circa 846 milioni di donne e 692 milioni di uomini.
Gli incrementi più rilevanti si sono registrati in Asia orientale nelle donne (+28,1%) e nell'Europa centrale negli uomini (+42,7%). La variazione regionale è risultata marcata, con stime di prevalenza nel 2023 comprese tra 7,5% e 45,0% nelle donne e tra 6,5% e 59,6% negli uomini.
Tra le donne, la prevalenza è aumentata in 196 Paesi, almeno raddoppiata in 66 e almeno triplicata in 21. Tra gli uomini, è aumentata in 196 Paesi, almeno raddoppiata in 139 e almeno triplicata in 85. La prevalenza nelle donne è cresciuta dal 10,3% nei contesti a bassa urbanizzazione al 37,4% nelle aree ad alta urbanizzazione; negli uomini, dall'9,0% al 39,0%. La prevalenza aumentava con l'età, con un picco nella fascia 65–74 anni, ed era correlata positivamente al reddito nazionale. Fanno eccezione alcune aree geografiche: la differenza assoluta tra donne e uomini è variata da -24,5% nell'Europa sud-occidentale, dove gli uomini avevano prevalenza maggiore, a +18,9% nell'America latina meridionale, dove le donne risultavano più colpite.
L'analisi ha permesso di distinguere le diverse componenti dell'incremento. Nelle donne, il 45,8% dell'aumento dei casi è attribuibile alla variazione di prevalenza vera e propria, il 29,2% alla crescita e all'invecchiamento della popolazione e il 25,0% all'interazione tra le due componenti. Negli uomini, il 52,9% dell'incremento è spiegato dalla variazione di prevalenza, il 19,3% dalla dinamica demografica e il 27,8% dall'effetto di interazione.
Gli autori sottolineano che l'entità e l'ubiquità di questo trend richiedono interventi integrati di salute pubblica mirati sia alla prevenzione primaria dei singoli fattori di rischio sia alla gestione del loro clustering nel singolo paziente.