Clinica
COVID
07/02/2025

Long Covid, le donne hanno un rischio maggiore di svilupparlo. Lo studio

Le donne guarite dall’infezione da SARS-CoV-2 hanno maggiori probabilità di sviluppare il long COVID rispetto agli uomini, in particolare se sopra i 40 anni e in menopausa

donna covid mascherina

Le donne presentano un rischio del 31% più alto rispetto agli uomini di sviluppare il long COVID. È quanto emerge da uno studio pubblicato recentemente su JAMA Network Open, che rappresenta la ricerca più ampia mai condotta sul rischio di long COVID stratificato in base al sesso biologico.

Il long COVID: una sfida globale

Il SARS-CoV-2 ha colpito oltre 700 milioni di persone nel mondo, causando circa 7 milioni di morti. Sebbene molti pazienti si riprendano completamente dall’infezione acuta, un numero significativo di persone continua a soffrire di sintomi persistenti come stanchezza cronica, problemi respiratori o difficoltà cognitive. Questa condizione, nota come long COVID, è una sfida complessa per medici e ricercatori.

Questa sindrome è stata spesso messa in relazione con condizioni autoimmuni e post-virali, che sono più comuni nelle donne. Tuttavia, non era chiaro fino a oggi se lo stesso valesse per il long COVID.

I risultati dello studio

Lo studio ha seguito 12.276 partecipanti nel tempo e ha calcolato il rischio di sviluppare il long COVID, confrontando il rischio a seconda di vari fattori, fra cui età e sesso.
I risultati fanno parte di un’iniziativa nazionale lanciata dal National Institutes of Health (NIH), chiamata Researching COVID to Enhance Recovery (RECOVER), progettata per comprendere gli effetti a lungo termine del COVID-19.

La ricerca ha mostrato come le donne abbiano un rischio associato maggiore del 31% di sviluppare il long COVID rispetto agli uomini. Il rischio per le donne di sviluppare il long COVID dipendeva dall’età, dalla gravidanza e dallo stato menopausale. Infatti, tra le donne di età compresa tra i 40 e i 54 anni, quelle in menopausa avevano un rischio maggiore del 42% rispetto agli uomini della stessa età, mentre per quelle non in menopausa il rischio saliva al 45%.

Il messaggio per gli operatori sanitari

Questo studio evidenzia il ruolo delle differenze biologiche e di fattori come stato ormonale e gravidanza nel rischio di long COVID. I risultati suggeriscono che pazienti e operatori sanitari dovrebbero considerare le differenze nel rischio di long COVID legate al sesso biologico. "Capire queste differenze ci può aiutare a riconoscere e trattare i pazienti affetti da long COVID in modo più efficace", ha dichiarato Dimpy Shah, professore presso la Joe R. and Teresa Lozano Long School of Medicine, UT Health San Antonio, e autore dello studio.

Per gli operatori sanitari, questi risultati rappresentano un ulteriore passo avanti nella comprensione di una sindrome complessa che continua a influire profondamente sulla qualità della vita di molte persone. La maggiore vulnerabilità delle donne, influenzata da fattori ormonali e dallo stato riproduttivo, suggerisce che i percorsi di cura dovrebbero essere personalizzati per garantire un’assistenza più mirata ed efficace.
"Speriamo che questo incoraggi altri ricercatori a esplorare le ragioni delle differenze nel rischio di sviluppare il long COVID in base al sesso" ha concluso Shah.

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