Fiato corto, stanchezza, palpitazioni e gonfiore alle gambe sono sintomi frequenti e spesso attribuiti a stress, età o affaticamento. In alcuni casi, però, possono rappresentare i segnali iniziali dell’ipertensione arteriosa polmonare (IAP), una malattia rara, cronica e progressiva che colpisce i vasi sanguigni dei polmoni e che, se non trattata precocemente, può portare a danni cardiaci irreversibili. È il messaggio rilanciato da AOP Health in occasione della Giornata mondiale dell’ipertensione polmonare.
Secondo il comunicato, in Italia la patologia interessa circa 3.000 persone ed è ancora frequentemente sottodiagnosticata. La malattia si sviluppa quando i vasi sanguigni dei polmoni si restringono, determinando un aumento della pressione nelle arterie polmonari e un progressivo sovraccarico del ventricolo destro.
I sintomi più comuni comprendono dispnea inizialmente sotto sforzo e successivamente anche a riposo, stanchezza, vertigini, palpitazioni, dolore toracico e gonfiore degli arti inferiori. L’aspecificità dei sintomi contribuisce spesso a ritardare la diagnosi per anni, con progressione verso lo scompenso cardiaco e riduzione delle possibilità terapeutiche.
Nel percorso diagnostico, il primo esame indicato è l’ecocardiografia, che può evidenziare segni suggestivi di ipertensione arteriosa polmonare. In caso di sospetto, la conferma diagnostica avviene tramite cateterismo cardiaco nei centri specializzati.
Nel comunicato viene richiamato anche il recente consensus italiano pubblicato sulla rivista Vascular Pharmacology sull’impiego dei prostanoidi parenterali nei pazienti con IAP. Secondo Giovanna Manzi, dirigente medico del Policlinico Umberto I di Roma e prima autrice del documento, “nel trattamento dell’ipertensione arteriosa polmonare il tempo è una variabile terapeutica decisiva”. L’utilizzo precoce dei prostanoidi parenterali in combinazione con altri farmaci specifici, afferma, può rallentare la progressione della malattia e in alcuni casi favorire un recupero parziale della funzione del ventricolo destro.
Carmine Dario Vizza, direttore della Uoc di Cardiologia del Policlinico Umberto I di Roma e coautore del consensus, sottolinea inoltre la necessità di ridurre la variabilità nell’accesso alle terapie e promuovere diagnosi e interventi tempestivi e personalizzati.
Il documento è stato realizzato con il contributo di oltre trenta specialisti italiani impegnati nella gestione dell’ipertensione polmonare.