Per le pazienti con tumore al seno sottoposte a radioterapia dopo l’intervento chirurgico, i farmaci a base di statine potrebbero ridurre significativamente il rischio di infarto, ictus, insufficienza cardiaca e morte correlata a problemi cardiaci. Questo è quanto emerge da un nuovo studio condotto su un ampio campione di pazienti e pubblicato sul Journal of the American Heart Association.
I ricercatori hanno monitorato 1.481 donne che avevano subito un intervento di chirurgia conservativa del seno, seguito da un ciclo di radioterapia. Tra queste, 442 pazienti erano in trattamento con statine, farmaci noti per abbassare i livelli di colesterolo. L'età media delle partecipanti allo studio era di 55 anni e tutte erano affette da tumori del seno allo stadio iniziale.
Dopo cinque anni di follow-up, i risultati hanno mostrato che il tasso di eventi cardiaci avversi maggiori, come infarti e ictus, è risultato del 12,24% tra le pazienti che assumevano statine, contro il 31,70% tra quelle che non le assumevano. I ricercatori hanno inoltre condotto un confronto diretto tra 360 donne che avevano assunto statine e un altro gruppo di controllo di 360 donne che non le assumevano. È emerso che le pazienti che facevano uso di statine avevano un rischio inferiore del 66% di sviluppare eventi cardiovascolari gravi come insufficienza cardiaca, infarto, ictus o altri eventi cardiovascolari importanti. Lo studio, ha inoltre evidenziato che l’effetto protettivo maggiore si è osservato nelle pazienti a cui erano stati somministrati anche rosuvastatina e pravastatina. Un altro dato rilevante emerso dallo studio è che più alta era la dose giornaliera di statine assunta dalle pazienti, minore risultava il rischio di eventi cardiovascolari avversi.
Sebbene lo studio non possa dimostrare con certezza che l'uso delle statine sia l'unico fattore che spiega i risultati osservati, gli autori concludono che questi dati "suggeriscono un potenziale ruolo delle statine nella mitigazione delle complicanze cardiovascolari nelle pazienti sopravvissute al cancro al seno e sottoposte a radioterapia".
Cristoforo Zervos