gen162012
Non esistono studi in Europa che diano un'esatta percezione del numero di pazienti nuovamente ricoverati in ospedale dopo essere stati sottoposti a Pci, sia a 30 giorni sia dopo follow-up più lunghi. L'allarme arriva dalla European society of cardiology (Esc) in occasione della pubblicazione a dicembre su Jacc Cardiovascular interventions di uno studio americano che monitora la riospedalizzazione di un campione di 40.099 pazienti sottoposti a Pci. I ricercatori della school of Public health dell'Università di New York hanno osservato il campione tra il 1°gennaio e il 30 novembre 2007. È emerso che il 15,6% dei pazienti (pari a 6.254) è stato nuovamente ricoverato entro 30 giorni dalla dimissione. Di questa percentuale, tuttavia, il 20,6% (pari a 1.285) sapeva già all'atto di dimissione di dover tornare in ospedale dopo 30 giorni: durante il primo ricovero i cardiologi avevano trattato solamente la lesione responsabile dell'evento coronarico, pianificando per un successivo intervento la cura delle lesioni secondarie. «Al momento non abbiamo idea del numero di pazienti europei che vengono riospedalizzati dopo Pci» afferma Eric Van Belle, portavoce francese dell' Esc, «tuttavia l'alta percentuale di nuovi ricoveri messa in luce dallo studio statunitense, evidenzia la necessità di migliorare le cure». Aggiunge Hans Erik Bøtker, membro danese dell'Esc: «Una maggiore conoscenza della situazione europea, potrebbe facilitare un equo rimborso delle cure agli ospedali. I pagamenti, per esempio, potrebbero tenere in più alta considerazione fattori quali le co-morbilità, tra le principali cause di riospedalizzazione. Di conseguenza, questi sistemi concorrerebbero ad abbattere gli incentivi ospedalieri per le dimissioni pretermine».