La pianificazione degli interventi di rivascolarizzazione coronarica percutanea mediante TAC coronarica, integrata con la valutazione non invasiva della riserva frazionale di flusso (FFR-CT), ha dimostrato risultati clinici non inferiori rispetto alla guida con ecografia intravascolare (IVUS) a 12 mesi. È quanto emerge dallo studio internazionale randomizzato P4 (Precise Procedural and PCI Plan), presentato al congresso Transcatheter Cardiovascular Therapeutics (TCT) 2026 di San Diego e pubblicato sul New England Journal of Medicine.
Lo studio ha coinvolto 1.105 pazienti in 23 centri di otto Paesi. I partecipanti presentavano un'indicazione alla rivascolarizzazione, almeno una stenosi coronarica superiore al 70% e un valore di FFR-CT pari o inferiore a 0,80. I pazienti sono stati assegnati casualmente alla strategia guidata dalla TAC coronarica (556) oppure dall'IVUS (549).
A 12 mesi, l'endpoint primario, composto da morte cardiaca, infarto del vaso trattato o nuova rivascolarizzazione per ischemia, si è verificato nel 4,1% dei pazienti del gruppo TAC e nel 4,6% del gruppo IVUS. La strategia basata sulla TAC ha soddisfatto il criterio statistico di non inferiorità, senza dimostrare una superiorità rispetto all'ecografia intravascolare.
Le procedure pianificate mediante TAC sono risultate più brevi, con una durata di 46 minuti rispetto ai 63 minuti del gruppo IVUS. Anche l'impiego di mezzo di contrasto è stato inferiore: 150 contro 170 ml. Le complicanze procedurali cliniche sono state sei nel gruppo TAC e nove nel gruppo IVUS.
Un'ulteriore differenza ha riguardato il trattamento delle calcificazioni coronariche. La disponibilità delle immagini prima dell'intervento ha consentito di pianificare più frequentemente l'impiego di litotrissia o aterectomia, utilizzate nel 9,2% dei pazienti del gruppo TAC rispetto al 3,8% del gruppo IVUS.
«Lo studio P4 dimostra la non inferiorità di una strategia di Pci guidata da Ccta e Ffr-Ct rispetto all'Ivus. I risultati supportano chiaramente l'integrazione dell'imaging non invasivo nella pianificazione dell'intervento», afferma Daniele Andreini, responsabile dell'Unità operativa di Cardiologia universitaria e Imaging cardiologico dell'Irccs Ospedale Galeazzi-Sant'Ambrogio di Milano e professore ordinario di Malattie dell'apparato cardiovascolare all'Università degli Studi di Milano.
Secondo Andreini, la TAC coronarica potrebbe ampliare le possibilità di pianificazione degli interventi, considerato che l'IVUS viene utilizzata in una quota limitata delle procedure per i costi e le competenze specifiche richieste.
I risultati riguardano pazienti selezionati e un periodo di osservazione di 12 mesi. È previsto un prolungamento del follow-up fino a cinque anni per raccogliere ulteriori dati sugli esiti della strategia.