Le temperature elevate sono associate a un aumento dei ricoveri in terapia intensiva dopo arresto cardiaco extraospedaliero, con incrementi più marcati nelle donne e negli anziani. È quanto emerge da uno studio statunitense che sarà presentato al Resuscitation Science Symposium 2026 dell'American Heart Association (AHA), in programma a Chicago il 7 e 8 novembre. Secondo i risultati preliminari, i ricoveri aumentano del 45% nelle giornate con temperature di circa 33 °C e del 102% quando si raggiungono circa 37 °C, rispetto ai giorni con temperature di 29 °C.
La ricerca ha analizzato i dati di oltre 11.000 pazienti ricoverati in terapia intensiva dopo un arresto cardiaco extraospedaliero tra il 2018 e il 2024. Le informazioni provengono da dieci sistemi sanitari statunitensi aderenti al Common Longitudinal ICU Format Consortium (CLIF), una rete che raccoglie dati clinici ospedalieri. I ricercatori hanno confrontato i ricoveri con le temperature giornaliere registrate nelle vicinanze degli ospedali, tenendo conto anche dell'umidità e dell'inquinamento atmosferico.
L'associazione risulta particolarmente evidente in alcune categorie. Tra le persone di almeno 65 anni, il tasso di ricovero per arresto cardiaco extraospedaliero è risultato superiore del 48% nelle giornate con temperature di circa 32 °C rispetto a quelle di circa 19 °C. Nelle donne, durante le giornate di caldo estremo, è stato osservato un incremento del 33%.
Le temperature elevate sono risultate associate anche a una maggiore necessità di interventi intensivi. I pazienti ricoverati nelle giornate più calde hanno richiesto più frequentemente trattamenti per l'ipotensione e, nelle fasi successive della degenza, dialisi continua per disfunzione renale. Sono stati inoltre rilevati indicatori di alterazioni della circolazione e di stress metabolico.
Non sono invece emerse differenze significative negli esiti ospedalieri. La mortalità durante il ricovero, la durata della degenza e le condizioni alla dimissione sono risultate sostanzialmente simili tra i pazienti ricoverati durante le ondate di calore e quelli ammessi in giornate con temperature inferiori.
Peter Graffy, ricercatore della sezione di Pneumologia e Terapia intensiva dell'Università di Chicago, sottolinea che l'aumento dei ricoveri può incidere sulla disponibilità di posti letto, personale e attrezzature. Secondo il ricercatore, le previsioni meteorologiche potrebbero in futuro contribuire alla programmazione delle risorse e al coordinamento tra pronto soccorso e terapie intensive.
Gli autori precisano che lo studio riguarda i pazienti ricoverati in terapia intensiva dopo arresto cardiaco extraospedaliero e non tutti gli arresti cardiaci verificatisi nella popolazione. I risultati, presentati come abstract congressuale, sono preliminari e non sono ancora stati pubblicati integralmente su una rivista sottoposta a revisione paritaria.