Il consumo di cannabis è associato a una maggiore probabilità di riferire precedenti malattie cardiovascolari, soprattutto ictus. È quanto emerge da uno studio osservazionale su 442.906 adulti statunitensi, i cui risultati saranno presentati alle Scientific Sessions 2026 dell'American Heart Association (AHA), in programma a Chicago dal 6 al 9 novembre. I dati sono stati anticipati in un comunicato dell'AHA del 2 novembre e riportati da Reuters.
I ricercatori hanno analizzato le informazioni raccolte tra il 2020 e il 2024 attraverso il Behavioral Risk Factor Surveillance System, un sistema di sorveglianza basato su interviste telefoniche. Il campione comprendeva persone con un'età media di 49 anni, per circa metà donne. L'analisi ha incluso gli Stati che avevano raccolto informazioni sul consumo di cannabis, da 16 a 24 per ciascun anno.
Rispetto ai non consumatori, chi dichiarava di utilizzare cannabis da uno a cinque giorni al mese presentava una probabilità superiore del 23% di riferire una storia di malattia cardiovascolare. Tra i consumatori più frequenti, con un utilizzo da 16 a 30 giorni al mese, l'incremento era del 21%.
L'associazione più marcata riguardava l'ictus: la probabilità di riportare un precedente evento risultava superiore del 40% nei consumatori occasionali e del 25% in quelli più assidui. Non è emersa invece un'associazione statisticamente significativa tra frequenza del consumo di cannabis e infarto.
I risultati sono stati osservati anche negli adulti tra 18 e 44 anni, nei non fumatori e nelle persone senza diabete, ipertensione o obesità. Le analisi hanno tenuto conto di diversi fattori di rischio, tra cui fumo, consumo di alcol, obesità, diabete, malattia renale cronica, inattività fisica, istruzione e reddito.
«Ci aspettavamo che la probabilità di malattia cardiaca aumentasse gradualmente con la frequenza del consumo di cannabis, ma non è stato così», ha dichiarato Aabha Divya, docente di chirurgia cardiotoracica alla Tulane University School of Medicine e responsabile dello studio.
Secondo Robert Page, docente della University of Colorado Skaggs School of Pharmacy and Pharmaceutical Sciences, non coinvolto nella ricerca, il consumo di cannabis dovrebbe essere affrontato durante la valutazione del rischio cardiovascolare, analogamente a quello di tabacco.
Lo studio presenta diversi limiti. Le informazioni sul consumo di cannabis e sulle diagnosi cardiovascolari sono state riferite dai partecipanti. Non erano disponibili dati sulla quantità consumata o sulla potenza dei prodotti. Inoltre, alcune persone potrebbero aver ridotto o interrotto il consumo dopo una diagnosi cardiovascolare.
La natura trasversale dell'analisi non consente di stabilire un rapporto causale tra cannabis e malattie cardiovascolari. I risultati derivano da un abstract congressuale e devono essere considerati preliminari, in attesa della pubblicazione completa e della revisione paritaria.